Gene

John Peel Sessions 95-99

2007 (Polydor) | pop

Tornano a far parlare di sé i Gene di Martin Rossiter, che non davano più segni di vita discografica da quel lontano "Libertine", uscito nell’estate del 2002 e passato praticamente inosservato. L’occasione è offerta dalla doppia raccolta di esibizioni radiofoniche registrate sotto l’attenta supervisone del loro grande estimatore John Peel, recentemente pubblicata dalla Polydor. Il materiale riproposto è abbastanza eterogeneo: si va dalle prime quattro composizioni risalenti al dicembre 1995, a ridosso quindi del fulminante esordio "Olympian" per cui la band viene oggi principalmente ricordata, per proseguire poi con una serie nutrita di brani che si distendono dal 1998 fino al 1999, nel periodo compreso tra il secondo, controverso album "Drawn To The Deep End" e il successivo "Revelations", da alcuni considerato il disco più maturo e solido della band di Watford.

Non è un’operazione del tutto inedita per i Gene, che avevano già dato alle stampe nel 2000 un live intitolato "Rising For Sunset", che documentava uno concerto tenuto dalla band a Los Angeles l’anno precedente (senza poi dimenticare le esibizioni contenute nelle miscellanea "To See The Lights" del 1996). Ma queste "Peel Sessions" assumono un valore e un significato ulteriore, compendiando tutto il senso dell’avventura umana e artistica dei Gene e consegnandola in un certo qual modo alla posterità.
Da sempre considerati epigoni più o meno dichiarati degli Smiths (dai più maligni dileggiati alla stregua di una cover-band maldestra e inconcludente), i Gene non hanno mai goduto della popolarità internazionale toccata in sorte ad altri compagni di strada del britpop, mantenendo comunque un fedelissimo seguito di estimatori che ha saputo costruire attorno a questa band volutamente minore un culto sotterraneo ancora oggi molto vivo, soprattutto in Inghilterra.

Sebbene la carriera dei Gene sia stata nel complesso piuttosto altalenante e spesso discontinua, a ripercorrerne rapidamente il canzoniere ci si rende conto senza troppa difficoltà che l’ispirazione del gruppo era in fondo genuina e la bontà di alcune soluzioni melodiche riamane intatta ancora oggi. Anzi, se questa antologia ha un merito (similmente a quelle, per certi versi affini, peraltro uscite più o meno nello stesso periodo, di "La’s" e "House Of Love"), è senza dubbio quello di dimostrare una certa continuità nell’evoluzione stilistica del pop britannico, chiarendo meglio la genesi di un suono che ha poi finito con l’influenzare pesantemente il lavoro di gruppi come Travis, Doves, Turin Brakes, Badly Drawn Boy o Magic Numbers (senza trascurare interessanti riverberi americani come gli Shins). Che poi il disco che i Gene avrebbero dovuto scrivere sia stato molto probabilmente realizzato dai Belle and Sebastian (facciamo "If You’re Feeling Sinister"?), be’, questo è un tipico scherzo da storia del rock e in fondo è giusto che sia andata così. Un destino che del resto quadra perfettamente con la poetica fondamentalmente pessimistica della band e del suo leader Rossiter in particolare.

Eppure la materia prima, ovvero le canzoni, non difettavano certo a questa band. Un brano come "As Good As It Gets" (riproposto addirittura in una triplice versione, quasi a rimarcarne la centralità), irrorato da tastiere rigogliose e da un estatico cicaleccio di chitarre festose, dispiega una struttura melodica di grande luminosità e nitore melodico, similmente a "Fighting Fit", pervaso da un movimento più risoluto e scandito. La scrittura dei Gene appare sin da subito saldamente inserita in una tradizione sixties, proiettata tanto nella galassia estetica e immaginaria di gruppi come Byrds, Beatles, Love, Kinks, Moody Blues o Procol Harum quanto (per esplicita ammissione della band) nelle geometrie soul di casa Stax e Motown (Marvin Gaye e Otis Redding su tutti).
Il tutto fuso e riorganizzato sotto la sguardo severo e sempre presente degli Smiths (ma in fondo anche dei tardi Jam).

Vista da questa prospettiva, una canzone toccante e accarezzata da un fragile lirismo come "Little Child" (presente in due versioni) riesce a restituire meglio di altre la misura del talento di Martin Rossiter: note di chitarra quasi folk increspate come grano dal vento, il disegno piano e profondo di archi crepuscolari in lontananza e il sussurro di una voce ferita che sembra ricamare il proprio dolore sul rintocco costante di un tempo inesorabile.
Anche "The British Disease", "Speak To Me Someone", "Love Won’t Work"e "Save Me, I’m Yours" sono tutt’altro che anonime: le melodie, per lo più acustiche e disadorne, assecondano gli struggimenti di un’anima irrisolta e sofferente, eppure ancora capace di sublimare la propria irriducibile solitudine e spossatezza nel finissimo argento pop di una pungente poesia senza fine. Da evidenziare anche l’ottima resa dal vivo di tutti pezzi, che in alcuni frangenti superano per intensità i corrispettivi originali di studio.

Le immagini di copertina e booklet descrivono ambienti abbandonati e fatiscenti, finestre rotte e intonaci sbrindellati, e non è una caso, se è vero che fin dall’inizio i Gene decidono di cantare una musica morta per i morti (come specificato nel titolo di una delle loro primissime canzoni, qui giustamente inclusa, "For The Dead"), con lo sguardo costantemente rivolto verso le cose che non sono più. A volte, il dolore assume una piega troppo compiaciuta e manieristica, come in "Drawn To The Deep End" o "Undressed", ma l’umore sa riscattarsi in alcuni bozzetti acustici, grazie a pochi tocchi sfumati di chitarra e pianoforte, come in "Still Can’t Find The Telephone", "Something In The Water" o "Dirty Old Town", dove tra l’altro si fa più pronunciata la predilezione per suoni più americani, di impronta quasi country-blues.

Non è una collezione vastissima, quella i Gene che possono offrire, eppure le loro canzoni continuano ancora a volare nella mente di chi ascolta come farfalle, dalla vita breve, certo, ma incredibilmente intensa.

(23/05/2007)

  • Tracklist

1. Love Won't Work
2. Speak To Me Someone
3. As Good As It Gets
4. Save Me, I'm Yours
5. Fighting Fit
6. Something In The War
7. Drawn To The Deep End
8. Save Me, I'm Yours
9. As Good As It Gets
10. Little Child
11. Fill Her Up
12. Looker
13. Dirty Old Town
14. I Need You
15. Little Child
16. Still Can't Find The Phone
17. British Disease
18. For The Dead
19. Undressed
20. You'll Never Walk Again
21. Whwre Are They Now?
22. As Good As It Gets

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