Klute

The Emperor's New Clothes

2007 (Commercial Suicide)
drum'n'bass, neurofunk

C'è un percorso sotterraneo che collega l'anima attuale della drum'n'bass a quella dei  suoi albori, questo filo è stato tessuto negli anni anche da Klute, che giunto al quinto album, dopo i successi ottenuti con le precedenti uscite, rinnova lo spirito di una musica che si è trasformata prendendo vie nichiliste e violente o, come in questo caso, strade meditative che spingono il pedale sull'evocazione piuttosto che sul muro di suono.

L'annoso problema della musica elettronica è quello di trovare metodi, all'infuori delle parole, per comunicare emozioni, approfondendo dunque la ricerca del suono e delle soluzioni da percorrere per esprimere qualcosa di più che ritmo o assenza di questo. Il problema, orientato a una musica specificatamente da ballo, si ispessisce e, se affrontato con superficialità, si limita a mero esercizio stilistico nei casi più fortunati, o peggio a paccottiglia deforme in linea con l'ultima prova dei Chemical Brothers.
Klute si è sempre distinto per l'espressività dei propri lavori, mantenendo sempre alte e parallele le proprietà epiche e materiali della sua musica. “We Control The Vertical” apre meravigliosamente il disco, esponendo a chiare lettere quello che ho cercato di scrivere poco sopra: la costruzione della ritmica viene cesellata da bassi fluidi ed espressivi alternati a campioni vocali e pad sintetici. Un gioiello di drum'n'bass del 21° secolo, che non suona anacronistico come alcune produzioni di vecchie glorie e non sconfina in nichilismi breakcore.

Il disco si muove comunque sul filo delle contaminazioni, un approccio tout court non è di casa nelle produzioni di Tom Withers, e infatti le reminiscenze dub e dubstep di Londra si insinuano lungo le canzoni sgorgando nel funk robotico e cadenzato di “The Struggle”, oppure in un magma corrosivo (“174 bpm”). Il percorso radicalizzato nel precedente “No One's Listening Anymore”, laddove Klute si lasciava cadere in una drum'n'bass senza gravità, veloce e leggera, si ripresenta anche in questo disco, percorrendo nell'animo tutto le tracce e sputando con più vigore in “Property Is Theft”, dove non c'è l'esigenza di rincorrere il beat come spesso accade, ma è il ritmo stesso a incalzare e trasportare l'ascoltatore con sé. Il discorso si ripresenta: fare ballare con la testa e non solamente con il corpo, uscire dal mero esercizio e creare una musica che sappia esprimersi.

Londra è pur sempre la culla della drum'n'bass dura e pura: beat acidi e bassi in saturazione. In compagnia del buon Calibre, “Freedom Come” attacca da terra e scortica alla vecchia maniera, proponendo il lato più feroce, seppur con le dovute misure, della prima parte di carriera di Withers. Una capacità di coinvolgimento e attenzione al particolare maturata sia in studio che live, dove il nostro assieme alla sua scuderia Commercial Suicide offre sempre show organici e coinvolgenti.“Never Never”, in chiusura, è la summa e la porta del futuro di Klute: landscape sonori che viaggiano come treni, sospinti da ritmiche fredde e distanti, che si asservono alla visione e non la conducono, ne fanno solamente da motore.

“The Emperor's New Clothes” è un giovane classico, apice di uno stile di cui Klute è l'imperatore, che porta ancora un passo avanti la drum'n'bass, condendola di significati e immaginazione. Una musica da ballo totale. 

01/05/2007

Tracklist

1. We Control The Vertical
2. 174 bpm
3. The Struggle
4. Our Leader
5. Property Is Theft
6. Flight
7. Freedom Come (with Calibre)
8. Never Never

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