Roy Montgomery

Inroads

2007 (Rebis) | psichedelia, avant-rock

Si dice abbia messo su famiglia e che abbia intrapreso una carriera universitaria. Molto probabilmente, non farà più dischi e questo davvero ci dispiace. Tuttavia, è da poco in giro questo doppio “Inroads”, sorta di retrospettiva che raccoglie 22 tracce, per lo più inediti o provenienti da singoli, Ep e compilation. Quindi, la sua musica torna ancora una volta a farci compagnia e per i fan del grande chitarrista neozelandese (ma non solo) questa è davvero una bella notizia, forse la più bella di questo primo scorcio di 2007.

“Inroads” è un’opera ovviamente poco compatta da un punto di vista formale, ma c’è un filo conduttore che unisce idealmente le tracce: il suono, cristallino, visionario e poetico, della chitarra di Roy. Lontano dalla Takoma-school, il suo stile è più un misto di Loren Mazzacane Connors, Sterling Morrison e Peter Green, pesantemente calati in un universo onirico, altro, osservato da una prospettiva privata, come di scorcio. Un suono crepuscolare, ben consapevole della geografia dei luoghi e dello spirito, tanto che ogni brano pullula di dettagli, vibra di sensazioni ben definite, anche quando quest’ultime vogliono predisporsi per la traduzione di qualche mondo oltre il mondo.

L’alba svanisce sopra l’oceano: quindi una rappresentazione per suoni che è così perfettamente consapevole del suo significato da porsi essa stessa come “immagine” pura (“Dawn Fades Over Ocean”). “Liverpool 1982” è fatta di iridescenze cristalline, “Sterling Morrison Corner 10th and First 1966” paga dazio con un crescendo verticale, e il velluto, da sotterraneo, diventa trascendente, anelante il cielo. E’ in queste trasfigurazioni che Roy eccelle (si veda anche “Sister Clean”) dimostrando una creatività fuori dall’ordinario, un genio tale da poter essere collocato, senza alcun dubbio, tra i musicisti più influenti e importanti dell’ultimo ventennio.

Il suo gioco psichedelico è sostenuto e febbrile in “Kerry”, amorfo in “A Precis Of 60s”; i suoi voli immaginifici sanno essere meditativi e, al contempo, carichi di passione (“On The Road 2”, “A Flock Of Fish”), ma sempre s’avverte come un senso di spazializzazione spirituale, un definire di limiti da oltrepassare continuamente, luoghi non-luoghi in cui alberga e palpita, eterno, il cuore oscuro della terra (“Goodbye Mrs D'Eath”, “Cumulus And Fugue”). A chiudere il primo disco, denominato “Paved”, ci pensa il deliquio circolare di “London Is Swinging By His Neck (instrumental version)”, sorretto da un’esilissima linea di drum-machine, e i titoli di coda immaginari di “Temple VI (slight return)”.

“Unpaved”, il secondo disco, apre con “Two Trajectory”,  strimpellio ipnotico tutto immerso in un bagno di radiazioni e dissonanze,  e “One Trajectory”, sinfonia minima di nuances esasperate e vertigini. Il fragore diabolico/celestiale di “Zabriskie Point (Part I)” e “Part II” (quest’ultima dal feeling più cosmico ed evanescente, come se la musica tendesse verso un punto non ben definito, rapita dalla forza gravitazionale) incorniciano la superba veglia dilatata di “Lazy Boy (Treatment)”, scavo psichico di monumentali proporzioni, vaneggiamento desertico, meditazione senza fine. L’improvvisazione di “Particle” apre su scenari che agognano l’infinito, anche al di là o per il tramite del wall of sound di distorsioni e stratificazioni di “Last Days of Mankind”, che avrebbe fatto la sua porca figura sul capolavoro, a nome Hash Jar Tempo, “Well Oiled”. E’ l’esempio più alto, in questo lotto, della sua magniloquenza psichedelica, del suo drone-rock immaginifico e sempre saturo di visioni ambigue, sospese tra cielo e terra.

Nella stessa trance dinamica di “Wave” si percepisce questa tensione metafisica, questo incanto illimitato, questo sguardo obliquo sul mondo. Eppure, Roy è, sotto sotto, un uomo ironico e divertito, capace di mettere mano all’improbabile tenzone Gang Of Four/Peter Frampton per un'altra panoramica “mentale”.  Non riesco, però, davvero a immaginarlo padre di famiglia… uno così a suo agio con un motorik spacedelico come la “2LB”. 
Eppure, le voci si fanno insistenti: Roy ha messo la testa a posto.

(30/04/2007)

  • Tracklist

CD 1 


1. Dawn Fades over Ocean
2. Liverpool 1982
3. Sterling Morrison Corner 10th and First 1966
4. For Kerry
5. A Precis of the 60s
6. On the Road 2
7. A Flock of Fish
8. Goodbye Mrs D'Eath
9. Cumulus and Fugue
10. London Is Swinging By His Neck (instrumental version)
11. Temple VI (slight return)

CD 2


1. Two Trajectory
2. One Trajectory
3. Zabriskie Point (part I)
4. Lazy Boy (treatment)
5. Zabriske Point (part II)
6. Particle
7. Sister Clean
8. Last Days of Mankind
9. Wave
10. Gang of Four vs Peter Frampton
11. 2LB

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