NATIONAL - Boxer

2007 (Beggars banquet)
alt-rock, wave

Etichettare i National, e nello specifico il loro ultimo, splendido, "Boxer", come l'ennesimo disco Joy Divisionoriented è abbastanza fuorviante.

Fuorviante e sbagliato. Il disco affonda le radici nella new wave più classica, con brani come "Mistaken For Strangers", che gli Interpol stessi pagherebbero per scrivere, con un eccelso lavoro sulla ritmica, o "Guest Room", stessi lidi, stessa melanconia e batteria controtempo, un gioiello per le orecchie, forse il loro brano più rappresentativo.

Sebbene, e basta leggere i credits, la stragrande maggioranza dei brani sia frutto di una composizione corale, a farla da padrona è l'incredibile voce di Matt Berninger (la butto là, il nuovo Leonard Cohen?) che aggiunge quel qualcosa che a molti altri gruppi simili manca. Si coglie lo spessore, nella composizione e nel posarsi tra le note, come nella splendida conclusiva "Gospel", ballata tutta piano e voce, con un tappeto che tira fuori ricordi di folk apocalittico, come un po' tutto l'intero lavoro. Ed è anche questa la forza di "Boxer", il sapere di non essere un disco qualunque, la sua coscienza di volere essere un po' tutto e un po' niente. Un disco finanche disincantato, con parole di ghiaccio come "Start a war", che fa gruppo con "Green Gloves" e con "Guest Room" nel cuore della tracklist, due canzoni che sembrano fuori contesto, quasi colonne sonore di un inverno che non è mai arrivato e che è rimasto segnato sul calendario. Un dato di fatto innegabile e circoscritto a tre mesi, mentre le note del gruppo scivolano via, evocando ricordi e sensazioni. Con classe, non intesa come mero esercizio di stile o in un senso di freddezza. La classe del Nick Cave che scriveva "Murder Ballads" o dei Joy Division che scrivevano "Closer".

L'arte, il gusto e lo studio del passato che emerge tra i suoi solchi consente a "Boxer" di occupare un posto d'onore tra i dischi dell'anno. Un'ultima nota e un po' una preghiera, è un disco non propriamente difficile, ma che nel suo piccolo necessita di più di un ascolto per non essere giudicato troppo omogeneo, piatto e monocorde. Se potete, fate una cosa, ascoltatelo una volta e poi riposatevi un po', tornate su "Squalor Victoria", e chiedetevi da quanti gruppi o cantautori avete sentito una canzone di questo tipo, in cui perdervi tra note scarne di un pianoforte, una batteria che sembra uscita da "Warsaw", e una chiusura così. Una chiusura che vorresti non arrivasse mai. C'è speranza nel mondo se c'è chi ha ancora coraggio di scrivere dischi del genere. O meglio: se c'è chi ancora riesce, a scrivere dischi del genere.

21/05/2007

Tracklist

  1. 1. Fake Empire
  2. 2. Mistaken for Strangers
  3. 3. Brainy
  4. 4. Squalor Victoria
  5. 5. Green Gloves
  6. 6. Slow Show
  7. 7. Apartment Story
  8. 8. Start a War
  9. 9. Guest Room
  10. 10. Racing Like a Pro
  11. 11. Ada
  12. 12. Gospel
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