Sandro Perri

Tiny Mirrors

2007 (Constellation) | folk acustico

Che la Constellation, nelle ultime, preziose uscite, possa considerarsi un’etichetta di ammaliante fruizione, può essere una quasi verità per chi, allucinato dal quotidiano, alla sera, cerchi meditabondo sollievo nelle maglie di un tessuto sonoro che, dalla toccante, desolata bellezza di Vic Chesnutt, passando attraverso l’immaginario onirico degli Hrsta, arrivi alla raffinata poesia ricamata dal folk acustico di Sandro Perri.
La versatilità di quest’ultimo, dotato di un curriculum di tutto rispetto, denso di esperienze come one man band, sotto il moniker di Polmo Polpo, e di disparate collaborazioni, oltre che di una discendenza italiana allargata anche alla tradizione musicale - come dimostra l’ammirazione dichiarata in sede di intervista per Ennio Morricone, Nino Rota, Luigi Nono - dopo l’uscita di “Plays Polmo Polpo” (quello che, da cd r, diventa, sul finire del 2006, un Ep prodotto dalla Constellation) conduce, sul finire del 2007, alla pubblicazione di “Tiny Mirrors”, primo vero e proprio album, di affascinante grazia.

Sin da “Family Tree”, ridurre la levità di “Tiny Mirrors” a un mero inventario di rimandi, da un’epoca all’altra, non renderebbe il tepore diffuso da un falsetto discretamente soffice, come morbido, avvolgente plaid in una solitudine piacevolmente goduta in penombra.
La curiosità intellettuale di questo polistrumentista, abbondantemente nutrita da trascorsi jazz metabolizzati e passati al vaglio di una ragione musicalmente sfaccettata, conduce a quella forma di apparente sottofondo, così aggraziato, gentile, ottimamente arrangiato, da rendersi immediatamente meritevole di attenzione, sino a posare il romanzo che stiamo leggendo, per lasciarci abbracciare da una vellutata texture di suoni (“Double Suicide”).

Come una sorta di Tim Buckley asceso al regno di immacolati cieli, libero da auto-distruttivi demoni interiori che ne corrompano la purezza di spirito, Perri lascia entrare le prime luci dell’alba, celebrandone gli umani rumori in “Everybody’s Talkin”, stupefacente cover di Fred Neil, per poi lasciarsi andare alla dolce suggestione di una romantica figura che incarni al meglio le pulsazioni del cuore (“The Mime”) e si trasformi, con disarmante naturalezza, in una dedica che doni il più carezzevole dei risvegli (“You’re The One”).
Il polimorfismo di Perri, ancorato a un background di tutto rispetto, permette persino di cimentarsi con il soul, qui tradotto in un incedere sornione e raffinato, esaltante l’espressività vocale di un musicista che non nasce vocalist, ma si ritrova a esserlo con inconsapevole peculiarità (“Love Is Real”).
Concludiamo il nostro piccolo, ovattato viaggio all’interno di un’immaginaria esistenza regolata da dinamiche di magica soavità lasciandoci cullare dalla calma acquatica della strumentale “Mirror Tree”.

I piccoli specchi di Sandro Perri, come miriadi di emozioni disperse in un unicum invece deformante, riprendono vita propria, sovrapponendosi e incastrandosi nell’alchimia di un ascolto di miracolosa bellezza.

(07/01/2008)

  • Tracklist
  1. Family Tree
  2. City Of Museums
  3. Double Suicide
  4. The Drums
  5. Everybody's Talkin'
  6. The Mime
  7. You're The One
  8. White Flag Blues
  9. Love Is Real
  10. Mirror Tree
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