Seabear

The Ghost That Carried Us Away

2007 (Morr Music) | folk-pop

Ancora una volta dall’Islanda (dove, benché siano quattro gatti, pare che tutti, ma proprio tutti, suonino in una band…) e, dopo Benni Hemm Hemm, ancora una volta per la Morr Music, Sindri Már Sigfússon, circondato da un gruppo di amici, ci presenta la propria visione della musica pop e folk rock.
Se il primo brano di questo album non vi colpisce, oppure se ascoltandolo vi darà un po’ di fastidio, vi prego, non desistete ed andate oltre. Infatti, se si prescinde dal giocoso e vagamente bandistico strumentale che apre “The Ghost That Carried Us Away”, debutto sulla lunga distanza per Seabear, il resto di questo lavoro è, senza dubbio, degno di ripetuti ascolti.

A tratti, durante l’ascolto di “The Ghost That Carried Us Away”, vengono alla mente la leggiadria della musica dei Belle & Sebastian, quelli più malinconici e pacati. Ma anche i magnifici bozzetti folk-pop di Iron & Wine non sono molto lontani.
Tuttavia, se i riferimenti al pop ed al folk di entrambi i lati dell’atlantico sono evidenti e piuttosto espliciti, la personalità di Seabear emerge in tutte le tracce che compongono questo esordio.

Mandati a memoria gli insegnamenti di Mojave 3 e Sufjan Stevens, Seabear propone un album composto da canzoni semplici ed accattivanti, molto curate negli arrangiamenti ma, comunque, di immediata fruibilità. Un album che, lungi dall’essere eversivo o eccessivamente “estroverso”, conquista in maniera sottile e sotterranea, all’insegna dell’understatement. E, dopo le prime tre o quattro canzoni, ci si trova, irrimediabilmente, del tutto catturati nel suo suono e nelle sue atmosfere.

È proprio l’atmosfera generale, più che la singola trovata o il ritornello di facile impatto, a essere il maggior pregio di questa malinconica raccolta di canzoni. Fragili canzoni composte e cantate con elegante nonchalance, composte sulla chitarra e sul piano, che narrano della natura, dell’amore e della morte (che islandese sarebbe, altrimenti?): dai cori per voce femminile, che sanno così di California, di “Libaries”, alle struggenti linee di violino di “Hands Remember”, al brillante “Owl Waltz”, walzer, appunto, accompagnato dai fiati, la suadente e delicata voce di Sindri ci culla permettendoci l’immersione in quella che potrebbe essere un’estate in Islanda. Il clima mite, ma non caldo, e il sole alto nel cielo, senza l’accecante splendore del sole mediterraneo, ad illuminare, dietro una sottile coltre di rugiada, una stagione venata di rimpianto e nostalgia, sentimenti tanto cari e ricorrenti nell’immaginario dei popoli nordici.

Piuttosto lontano dalla maggior parte del catalogo Morr Music, “The Ghost That Carried Us Away”, quindi, può essere considerato quanto di meglio l’etichetta tedesca abbia licenziato negli ultimi tempi.
“Do you remember/What things looked like when you were young/The voice of an old friend/Or the notes to your first song?” sussurra il giovane Sindri in “Hands Remember”. E chi non lo ricorda, in maniera vivida e chiara?

(14/09/2007)

  • Tracklist
  1. Good Morning Scarecrow
  2. Cat Piano
  3. Libraries
  4. Hospital Bed
  5. Hands Remember
  6. I Sing I Swim
  7. Owl Waltz
  8. Arms
  9. Sailors
  10. Blue
  11. Lost Watch
  12. Summer Bird Diamond
  13. Seashell
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