Ellen Allien

Sool

2008 (BPitch Control) | techno

Inutile girarci intorno: il nuovo Ellen Allien non funziona. E, fatto probabilmente ancor più avvilente, su questo disco c’è davvero pochissimo da dire.
Vediamo un po’, allora, cosa possiamo strizzare fuori…

Bene, per prima cosa dobbiamo avvisarvi che, a dispetto dell’immagine coloratissima con la quale è apparsa su numerose copertine di riviste specializzate, Ellen Allien goes minimal. Eh sì. Per scoprire le ragioni di una scelta del genere basta fare un passo indietro.
La scena berlinese pare essere ormai a corto d’ossigeno da almeno un annetto buono, e la bella Ellen, con tutta la sua BPitch Control, non sembra esente da questa fase di stallo. Le possibili vie d’uscita dall’impasse sono potenzialmente infinite, ma in realtà non così tante, e in fondo la strada della minimal techno sembra spesso la più sicura.
Perché guardiamoci bene in faccia e ammettiamolo una volta per tutte: chi mai avrà il coraggio di dire che un album di minimal techno è brutto? Pochi, pochissimi, e infatti andate a controllare le summenzionate riviste specializzate. Ché è anche difficile spiegare perché un album minimal è brutto: se ci deve essere solo il minimo indispensabile, infatti, come puoi dire cosa manca?
Senza contare che nei club, nonostante spesso sia sempre la stessa zuppa, il genere tiene ancora benissimo. E poi, insomma, Ellen Allien è una star riconosciuta, in questo ambiente: è una delle poche donne importanti in circolazione, ha fatto cose egregie, ha pure un bell'aspetto, come si può parlarne male?

Solo che… Cos’è successo alla musica? In fondo avevamo lasciato la ragazza con quel bel dischetto con Apparat, forse il suo migliore di sempre insieme a “Berlinette”, album questo che a distanza di qualche anno sembra sempre di più la migliore istantanea possibile di quella città in quel momento.

Invece in “Sool” non c’è un motivo di interesse che sia uno, o un solo episodio da menzionare. Ah sì, “Elphine” in un passaggio ricorda in maniera sospetta “India In Me” dei Cobblestone Jazz, e c’è un solo pezzo cantato, “Frieda”, ma è un downtempo deboluccio deboluccio. Per il resto tutto scorre all’insegna del niente più assoluto, noia mortale però ben prodotta. Wow.
Che altro dire, dunque? Un disco è troppo poco per intravedere la fine, però qualcuno baci al più presto la Bella Addormentata.

(14/07/2008)

  • Tracklist
  1. Einsteigen
  2. Caress
  3. Bim
  4. Sprung
  5. Elphine
  6. Zauber
  7. Its
  8. Ondu
  9. Frieda
  10. MM
  11. Out

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