American Music Club

The Golden Age

2008 (Cooking Vinyl) | songwriter

Non è un compito semplice il mio. Quando devo scrivere di un disco che trovo assai meritevole, il mio obiettivo primario è convincervi ad ascoltarlo. Facile incuriosire con i tizi sconosciuti che fanno freak-post-art o col nome traboccante intellettual-hype. Spingervi a realizzare che sia figo il nono disco di una band di dinosauri che ha toccato il suo apice venti anni fa (tanto dista "California") è un filo più complicato. Specie se questo nono disco è frutto di una (seconda) reunion (il primo tentativo è datato 2004).

Gli American Music Club non hanno mai avuto un suono alla moda. Certo, ci stavano da dio nell'esplosione della musica indipendente a inizio anni Novanta, ma cosa ci si può aspettare oggi da loro? Il pop-rock cui approdano Eitzel e soci in questo "The Golden Age" si può infatti ben definire senile. Eppure, anche se meno fascinoso di altri, è il rivestimento di un sigor disco, a tratti fantastico. Il lato vincente della band è sempre stata la melodia. Capace di incartarsi, sussurrata, di prendere vie atipiche. Eitzel ha un potere: quando canta ti prende il cuore fra le mani.
La splendida "The Decibels and the Little Pills", assolo finale a parte, non ha molto altro che il tono ("No one here it's gonna save you"): ma la linearità non fa certo sparire lo shock emotivo. "All My Love", un unico arpeggio reiterato sino al crescendo vocale, è una carezza degna del repertorio migliore.

Il disco fa poco per cambiare atmosfera. La gotica "The Stars", con inciso distorto; tastiere e spruzzi di fiati nel (non poi così) vago ciondolare soul di "All The Lost Souls Welcome You To San Francisco"; lo stornellare folk di "I Know That's Not Really You": tutte sfumature di un solo sentimento principe. L'animo è palese in composizioni dilungate e pregne di emotività come "The Windows Of The World", dove messaggio e messaggero si fondono in un unico indistinto, e anche il gradire resta vittima di un crogliolarsi; o come la deliziosa "The Sleeping Beauty".

Eitzel intona un canto nostalgico, fraterno, sincero, nudo ("Who You Are"); questo qualsiasi sia la formula espressiva usata: tanto basta a rendere "The Golden Age" un bel disco, a esaltarne i momenti migliori e mettere in secondo piano le fisiologiche ammaccature degli anni. Ora bisogna solo vedere se basta anche a voi.

P.S. Gli American Music Club saranno a Torino l'11 marzo (allo Spazio 211) per l'unica data italiana del loro tour.

(07/03/2008)

  • Tracklist
  1. All My Love
  2. The Victory Choir
  3. The Decibels and the Little Pills
  4. The Sleeping Beauty
  5. The Stars
  6. All the Lost Souls Welcome You to San Francisco
  7. Who You Are
  8. The Windows of the World
  9. One Step Ahead
  10. The Dance
  11. I Know That's Not Really You
  12. On My Way
  13. The Grand Duchess of San Francisco
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