È la volta del campionario di ballate pop, per il terzo capitolo della serie di Ep destinata a precedere il nuovo album di Joseph Arthur. Nel suo terreno più congeniale, il songwriter americano si muove con la consueta sicurezza, ma anche senza veri slanci. La sua voce avvolgente marchia il chorus ad effetto di “Slow Me Down” e gli arpeggi soffusi di “It's Too Late”, mentre “Pretty Good Company” affascina con le sue tastiere sinuose e la sue ritmiche sintetiche. In “Second Sight”, però, non basta il violino di Joan Wasser a cancellare l’impressione di una semplice b-side e l’acustica “Even When Yer Blue” si solleva a fatica dall’anonimato che accomuna la maggior parte del materiale composto al fianco dei Lonely Astronauts.
Nel brano più atteso dell’Ep, “She Paints Me Gold”, presentato dal vivo sin dai tempi di “Our Shadows Will Remain”, il falsetto onirico di Arthur si fonde con la voce della cantautrice newyorchese Cat Martino, per poi inacidirsi in una divagazione chitarristica dal sapore psichedelico. Eppure, il risultato non sembra pienamente all’altezza della fluttuante versione del brano realizzata nel 2005 con gli amici della band americana Y. A metà strada tra le atmosfere dei due precedenti Ep (“Could We Survive” e “Crazy Rain”), “Vagabond Skies” conferma il febbrile momento creativo di Arthur, che non contento della quantità di nuove uscite discografiche pianificate per quest’anno ha avviato anche un blog, “Bag Is Hot”, per condividere ulteriori foto, dipinti e brani inediti. “Penso che la gente nella fioritura della propria vita creativa – la gente che amo di più – faccia uscire un sacco di musica in brevi periodi di tempo”, afferma. “E penso che sia allora che ne viene fuori il lavoro migliore”. La sfida è riuscire a dimostrare nei fatti il suo teorema.
24/06/2008
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