Felicia Atkinson

La La La

2008 (Spekk) | lo-fi bedroom-folk, impro

Giunge dunque al debutto solista, sull’etichetta giapponese Spekk, la “lo-fi fille” Felicia Atkinson, artista multimediale di origine belga con la passione delle registrazioni casalinghe in bassa fedeltà, di recente introdotta alla produzione musicale da Sylvain Chauveau, che prima ne ha rivelato le seducenti doti vocali attraverso le declamazioni di “Roman Anglais” e adesso sovrintende ad alcuni dei frammenti di canzoni e delle improvvisazioni raccolte in questo breve album (mezz’ora appena).

Al pari della precedente opera collaborativa, fin dal suo titolo “La La La” si caratterizza per l’attenzione dell’autrice per l’aspetto fonetico dei brani, che qui peraltro si sviluppa parallelamente alle sue composizioni estemporanee, create utilizzando suoni (e microsuoni) dalle origini più disparate e miscelandoli in maniera artigianale, attraverso un comunissimo software open-source. Nessuna sovrastruttura né post-produzione ha coinvolto i bozzetti sonori presentati dall’artista belga, affezionata alla bassa fedeltà e al suo approccio dichiaratamente da non-musicista e difatti piuttosto simile a un compendio di tratti e di pennellate che non a un più complesso e ponderato schema compositivo.
Così, field recordings, chitarra acustica, pianoforte e glockenspiel giocano a rincorrersi, dando luogo a un substrato cangiante per la voce di Felicia, che alterna spoken word e vocalizzi disarticolati ad accenni di melodie, che però stentano a sfociare in vere e proprie canzoni, denotando un’evidente predilezione per costruzioni impressionistiche dalle fragili trame armoniche.

Si tratta infatti di un lavoro incentrato in prevalenza sul suono, e sulla capacità dell’artista belga di modellarlo come materia viva, facendogli assumere forme di volta in volta diverse: dall’aggraziata folktronica dell’iniziale “Lila” e di “Blue Walls” (quasi in odor di CocoRosie) alle inquiete trame acustiche di “Guitar Means Mountain”, dalla semplice piéce di piano lo-fi “No Wedding” alle torsioni vagamente psichedeliche della seconda parte dell’album, che lasciano intravedere potenzialità evolutive nello stile di una Jessica Bailiff o di una Christina Carter.
È ancora prematuro pronosticare il percorso futuro di questa poliedrica artista, tuttavia l’ampiezza del suo spettro d’interesse e la supervisione costante ai suoi primi passi musicali da parte di Sylvain Chauveau (che presto la coinvolgerà in un nuovo, ulteriore progetto) forniscono validi argomenti per seguire con attenzione l’interessante commistione di linguaggi sottesa alla sua musica.

(23/12/2008)

  • Tracklist
  1. Lila
  2. No Wedding
  3. Guitar Means Mountain
  4. Blue Walls
  5. White
  6. Curir
  7. To This Island
  8. Je Ne Sais Pas
  9. Schnee Part
  10. Brother In Mind
  11. Lonesome As The Sun
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