Alessandra Celletti

Esoterik Satie

2008 (Kha/ Sound And Music) | modern classical, avantgarde

"Il pianoforte è come il denaro: è divertente solo per chi sa come usarlo"
(Erik Satie)

"Satie ci è indispensabile"
(John Cage)

Erik Satie da molti è stato visto come un compositore minore, tra l'altro dotato di poca tecnica, un eccentrico, e poco di più. Invero, eccentrico, sornione, irriverente, acuto e geniale, ironico Erik Satie lo era davvero, ma la sua musica, specialmente quella per solo pianoforte alla quale dedicò maggiori attenzioni, è stata rivalutata dalla critica per il suo valore intrinseco e la sua notevole portata rivoluzionaria. E oggi Satie è ritenuto universalmente non solo il precursore del minimalismo e della musica ambientale, ma anche uno dei più importanti e influenti musicisti del primo Novecento.
Infatti questa riscoperta, relativamente recente, della musica di Satie ha inflazionato il mercato con svariate esecuzioni e interpretazioni discografiche: dalle visioni romantiche di Pascal Rogé su Decca al tecnico, freddo, vigore di Johanna McGregor; da Aldo Ciccolini su Philips in "storiche" registrazioni all'americano Bill Quist addirittura sull'allora neonata Windham Hill Records.

In prospettiva storica l'influenza di Erik Satie - e non solo della sua musica - fu già enorme presso i suoi contemporanei: basti pensare a Claude Debussy, ma poi anche a Igor Stravinsky e Maurice Ravel. Immanente su tutta la nuova musica, da John Cage a Gavin Bryars e Brian Eno, da George Winston a William Allaudin Mathieu, per non parlare dei minimalisti nelle loro avventure occidentali, Glass e La Monte Young, ma anche Steve Reich e Michael Nyman.
La concezione della ripetizione dei pattern musicali, culminata nelle "Vexations", dove - non senza velata ironia - Satie prospettava la medesima frase ripetuta ben 840 volte, aprì la strada alle grandi sperimentazioni linguistiche, come, per esempio, la "Strumming Music" di Charlemagne Palestine. Interessante ricordare come la prima esecuzione pubblica delle "Vexations" in forma completa avvenne l'11 settembre 1963 e vide un turnover di pianisti e compositori, con ben due riserve (sic): John Cage, David Tudor, Christian Wolff, Philip Corner, Viola Farber, Robert Wood, MacRae Cook, John Cale, David Del Tredici, James Tenney, Howard Klein (il critico musicale del "New York Times" qui reclutato come pianista) e Joshua Rifkin.
Che dire poi del concetto visionario della musica scritta per non essere ascoltata se non come "sottofondo", quella "musique d'ameublement", musica come mobili d'arredamento, che facilmente collochiamo come l'avanguardia di tutta la musica ambient che sarebbe fiorita decenni dopo...
È impossibile non pensare al fecondissimo ambiente culturale nel quale Satie potè fare apprezzare il suo genio, insieme a Picasso, Duchamp, Cocteau, Diaghilev, Tzara, Breton, Elouard e le tante menti visionarie che fecero della Parigi di quegli anni la capitale mondiale della nuova arte.

Questa introduzione breve e incompleta solo per portare il nostro lettore a intuire come non vi possa quindi essere un'accademia per la musica di Satie e come ogni versione incisa che oggi abbiamo la possibilità di ascoltare dia la possibilità all'interprete di interpretare (si perdoni il gioco di parole) assai più che con altri compositori.
L'approccio di Alessandra Celletti a Erik Satie è indubbiamente esoterico, e per questo mai titolo fu più azzeccato. La sua lettura dell'opera pianistica di Satie è profonda, intensa, sensuale e ricca di pathos, personale e devozionale al tempo. È oggettiva, studiata anzi, vissuta, respirata, condivisa. Ma anche visionaria, spirituale, mistica, emozionale. C'è come un senso di libertà, quasi la vertigine del volo libero, di assenza di ogni gravità nella visione che Alessandra ha registrato in questo disco, ora fortunatamente non più rarità discografica.

C'è evidente spazio per il trascendente nell'apparente semplicità delle "Gymnopédies". E la Celletti ne coglie l'intima essenza, la trasfigura con la grazia del suo tocco, ne fa quasi preghiera. Forse un gioco di transfert, o semplicemente di affinità elettive e creative. Sarà perché abbiamo trovato tanto dell'essenza di Satie nelle composizioni di Alessandra delle sue opere più recenti e riuscite come "The Golden Fly" o il precedente "Chi mi darà le ali" (e non è casuale che vi fosse proprio un brano intitolato "Talking To Satie").
E proprio del parlare con il compositore qui si ha l'impressione che Alessandra sia usa. Sembra quasi di leggere un grande autore nella traduzione di un poeta, o di un grande uomo di lettere. Come per Poe tradotto da Baudelaire, il linguaggio viene sedimentato dall'esperienza. C'è una freschezza nelle "Gnossiennes", una tale leggerezza da rendere questi brani come sospesi nel tempo e nello spazio. C'è una luce interiore che traspare, una gioia mistica che illumina anche i momenti più notturni e lunari di questo disco memorabile. C'è tanto di Alessandra Celletti, qui.

Quando uscì originariamente nel 2000 sempre per la Kha Records, "Esotérik Satie" incontrò un successo importante in Francia, e anche in Inghilterra dove autorevoli recensioni definirono questa della Celletti la nuova edizione di "riferimento" per l'opera pianistica di Satie.
Segnaliamo che l'interpretazione della "Gnossienne n. 1" qui inclusa, è stata scelta da Guy Ritchie per la colonna sonora del film "Revolver" nel 2006.
Oggi questa attesa ristampa (l'originale era esaurito da tempo) offre la possibilità di approcciarsi, per chi ancora non la conoscesse, alla musica di Satie nel migliore dei modi possibli. Chi ha già apprezzato la musica di Alessandra Celletti ne potrà qui fare archeologia viva, scoprendone e approfondendone una delle più importanti radici.

(18/06/2008)

  • Tracklist
  1. Pièces froides No. 2, Trois Danses de travers: I. En y regardant à deux fois
  2. Pièces froides No. 2, Trois Danses de travers: II. Passer
  3. Pièces froides No. 2, Trois Danses de travers: III. Encore
  4. Trois Gnossiennes: I. Lent
  5. Trois Gnossiennes: II. Avec étonnement
  6. Trois Gnossiennes: III. Lent
  7. Gnossienne No. 4, Lent
  8. Gnossienne No. 5, Modéré
  9. Gnossienne No. 6, Avec conviction et avec une tristesse rigoureuse
  10. Sports et divertissements: Yatching
  11. Sports et divertissements: Le Tango
  12. Sports et divertissements: Le Bain de mer
  13. Trois Gymnopédies: I. Lent et douloureux
  14. Trois Gymnopédies: II. Lent et triste
  15. Trois Gymnopédies: III. Lent et grave
  16. Pièces froides No. 1, Airs à faire fuir: I. D'une manière particulière
  17. Pièces froides No. 1, Airs à faire fuir: II. Modestement
  18. Pièces froides No. 1, Airs à faire fuir: III. S'inviter
  19. Sarabande No. 3
  20. Ogive No. 1
  21. Petite Ouverture à danser
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