Evol Intent

Era Of Diversion

2008 (Evol Intent) | drum'n'bass, grindstep

Qualche piccolo passo indietro prima di iniziare. Evol Intent è un trio di Atlanta, Georgia, Usa. Fa parte di una schiera di produttori elettronici dediti alla continuazione, più o meno pedissequa, del genere drum'n'bass: sponda americana. Sponda americana non solo per ribadirne la provenienza ma anche per collocarli musicalmente, poiché fanno parte della fitta schiera di figli - più o meno legittimi - di Dieselboy, che trattano la questione d'n'b dal punto di vista del nichilismo.
Con questo disco debuttano sulla lunga distanza, dopo aver conquistato i giusti onori delle cronache grazie a un pugno di Ep devastanti, tra cui il già miliare “Police State”.

Tracciare le coordinate degli Evol Intent vuol dire annegare il proprio discorso con termini quali: distruzione, apocalisse, sadismo e via discorrendo. Il pregio che li distanzia dall'essere tre emo depressi e cantare nei 30 Seconds To Mars è quello di trattare tutto ciò con una certa noncuranza, senza abbandonarsi al disfattismo, ma portando tutto a così estreme conseguenze da risultare dei pagliacci. Ti sanguinavano le orecchie, ma tutto sommato il tuo umore era esaltato, una specie di filosofia simil-Jackass.

"Era Of Diversion" porta con sé un carico di aspettative forse troppo alto, perché è vero che gli statunitensi in questione hanno mostrato grandi qualità, ma su un numero esiguo di produzioni: chissà poi come sarebbe stato un disco... Il disco non è orrendo, e già questo è un mezzo passo che li salva dall'accezione “meteore”, è solo fuori fuoco, ci voleva meno programmaticità. Gli Evol Intent quando si scatenano, quando appoggiano il mattone sul pedale del gas e non si curano più di nulla sono immensi, quando fanno uscire il loro essere degli americani senza misure arrivano diretti al punto, lasciano piovere una catastrofe di break che letteralmente trascina via. Sono all'esatto opposto della barricata dove abbiamo trovato Klute, non importa cosa si vuole suscitare attorno alla propria musica, l'atteggiamento è da kid hardcore e non gli interessa nulla.

L'altra faccia della medaglia è il loro lato acculturato, perché saranno pure tre (ex?) teppistelli del suono ma di break, acid e Aphex se ne sono mangiati parecchi, e si sente fin troppo. Il risultato è che l'eccessiva compostezza non dona per nulla al loro suono, ci si ritrova per le mani canzoni curate al dettaglio, ma congelate in un manierismo che rimanda fin troppo a sonorità andate; persino quando qualche MC ci mette la propria voce, la cosa non frulla a dovere, non è grime e non è drum'n'bass, ma non è nemmeno affascinante.

Ci si tenga buone le emanazioni migliori di un disco d'esordio che è già un disco di transizione: la title track, “8-bit Bitch” nella versione remixata dall'ottimo Spor, e più in generale l'ultimo lotto di canzoni, dove trova spazio quanto detto sopra, quella libertà d'azione che non è nient'altro che violenza ingiustificata, nichilismo ed egocentrismo, un perfetto specchio di ciò che il mondo propone quotidianamente, riversato dentro ritmiche serratissime, urla ed esplosioni.

Gli Evol sono per definizionie il ribaltamento di Love e quando riescono a esprimersi appieno, procedono con mutilazioni sonore in cui l'anima non trova davvero posto. Quando tentano di essere anche lo specchio del proprio nome, cercano di trasmettere un'anima artificiosa, che anche in una modernità ormai costruita e vissuta da macchine, non è ancora valida.

(13/05/2008)

  • Tracklist
  1. The Foreword
  2. Era Of Diversion
  3. The Curtain Fall
  4. South London
  5. Death, Lies & Videotapes
  6. Odd Number
  7. Awkward Rhythm Of The Dance
  8. 8-bit Bitch (Spor remix)
  9. I'm Happy Your Grave Is Next To Mine
  10. 5:30 PM
  11. Reality Check
  12. Smoke & Mirrors
  13. Mutiny
  14. Double Glock
  15. Dead On Arrival
  16. Gunpowder Plot
  17. Middle Of The Night
  18. The Oscine's Lament
  19. Maybe We'll dance Tomorrow
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