Humpty Dumpty è il moniker dietro cui si cela il messinese Alessandro Calzavara; "Q.B." è il suo primo disco uscito anche su formato fisico, nonostante si resti nell'ambito dell'autoproduzione. Forte dei buoni testi di Renato Q., Humpty Dumpty ci porta con sé in un frullatore pop, impastando tanta new wave, dal versante più elettronico sino a quello più propriamente rock.
Il biglietto da visita scelto è "Valentina", con il suo ritmo di tastiere trattate e le pennate di basso; con il particolare timbro di voce e il canto distaccato; con l'atmosfera dream e la bella melodia, che sottolinea i passaggi umoralmente più significativi ("sognare mi rompe il cazzo esattamente quanto vivere"). Le chitarre di "Caterina" portano invece alla mente gli esordi dei Cure, un omaggio più che riuscito in una bella e breve ballata ironicamente amara ("devo dirti mezza cosa… e sarà la tua felicità fino a quando non saprai l'altra metà").
Il buon livello d'apertura non è però mantenuto da tutto il disco, che fila via fra alti e bassi. Non convince l'elettro-pop di "Bobby Holiday", tirato troppo per le lunghe nonostante i tentativi di variazione sul tema (un'impennata rock; la coda chitarra e voce); né tantomeno l'ossessiva "Per noi" (con tanto di parentesi circense). A volte vengono in mente i Decibel, con la differenza che ci si trova dinanzi a una proposta meno ingenua, meno ruspante di quella del gruppo di Ruggeri.
L'impertinente "Sai Violetta" prende a bersaglio Violetta Beauregarde, blogger e musicista con la tendenza a spogliarsi, sensazione del mondo indipendente (i tre soliti cani, sì, compresi voi che leggete), ma è solo una curiosità; la scheggia punk-pop "Gerani" è un gradevole singolo. Applausi merita, invece, "Sia questo il verso", messa in musica di una poesia di Philip Larkin, garbata ballata wave che si limita a dare spazio allo splendido testo ("l'uomo passa all'uomo la pena, che si fa sempre più profonda, come una piega costiera"). Con la suddetta fa il paio la deliziosa "Sulla pelle", delicati arpeggi di chitarra investiti da salite di synth.
Le dodici tracce di "Q.B." sono sufficienti a Calzavara per mostrare consapevolezza e talento, nonostante manchi ancora in cascina qualche pezzo buono. Le tastiere e i fiati di "Mr. Makake" lasciano intravedere che, pur muovendosi su un terreno ben delineabile, non manca il coraggio di ispezionarne gli angoli; la voce e il piglio disincanto sono due ottime armi per tirar fuori qualcosa di più.
P.S.: Per chi fosse interessato, "Q.B." è scaricabile in download gratuito dallo space di Humpty Dumpty, sul quale, peraltro, potete trovare anche una lucidissima analisi sulla musica e sul mondo indipendente.
20/04/2008