Brock Van Wey, alias bvdub, la sa lunga. Nel 2006 iniziò a mettere mano a delay e synth, poi gli amici, il giro giusto a Detroit e tanti bei saluti. E ora? Ora se ne esce con un 3" da una ventina di minuti per la Smallfish Records, etichetta fisicamente defunta qualche anno fa e rinata sotto la spinta del web. Musicalmente, però, non siamo dalle parti della dub-techno, come le amicizie altolocate (file under: DeepChord) farebbero pensare.
Senza troppi giri di parole: "To Live" è una delle cose più belle che siano uscite negli ultimi anni in materia ambient. Si obietterà che non è nulla di nuovo, che è derivativo? Esatto. Non è nulla di nuovo, è la derivazione elevata a potenza. Ma "To Live" spara alto, altissimo. Vive in un mondo che non è il nostro, allunga la sua scia grumosa per migliaia di anni luce. "To Live" è un'aurora boreale fatta suono, è reiterazione cosmica, è elevazione spirituale con un eccesso e una magniloquenza da standing ovation.
In questi venti minuti la materia sonora si svolge ondeggiando, sovrapponendosi su se stessa in un moto autoreferenziale, raggiungendo livelli di saturazione epici. La sinfonia esordisce gelida, ibernata da un soffio sinistro che trapassa l'udito da parte a parte e nel suo lento svolgersi assume tratti via via più caldi, per poi interrompersi bruscamente. È fatto silenzio e, dopo qualche secondo, si ascende: le vibrazioni, spogliate dai cristalli artici, riprendono forza, librandosi verticalmente oltre lo spazio e spingendosi verso un'impetuosità sonica di proporzioni celesti, tra ammalianti sirene ed estatica trance.
Autentico gioiello sonoro, "To Live", pur nella sua breve durata, aggiorna lo stato materico della musica ambientale, edificando un muro trasparente che non conosce confini. Verso l'infinito, e oltre.
02/06/2009
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