Dredg

The Pariah, The Parrot, The Delusion

2009 (Ohlone Recordings) | art-rock, prog

Se c'è una cosa che i Dredg sanno fare bene è scrivere canzoni. Non è vuota retorica, ma la constatazione del fatto che la differenza sostanziale tra il saper suonare e il saper comporre è la stessa che passa tra il restare a galla col salvagente e il saper nuotare.
L'elemento in cui si muovono meglio i Dredg è un fluido sonoro dalla consistenza improbabile, di una densità che gli permette un moto metodico e lineare tra uno stile e l'altro senza mai strafare o perdere coscienza dei propri mezzi.

"The Pariah, The Parrot, The Delusion" scorre senza intoppi dall'art-rock di "Drunk Slide" al funk di "Mourning This Morning" scivolando dai Tool ai Living Colour nel giro di pochi minuti senza preavviso, lasciando, anzi, che la storia si ripeta quando il movimento sfacciatamente progressive di "Long Days And Vague Clues" introduce le atmosfere da ambient-rock di "Cartoon Showroom" e "Down To The Cellar". Se l'impressione che avete avuto leggendo queste poche righe è di una mancanza di focus, avete visto bene.
I 4 di Los Gatos, infatti, abbandonano definitivamente il dolce frastuono di piccoli capolavori come "Leitmotif" e "El Cielo" per aprirsi a nuovi orizzonti, e il problema è che ce li propongono tutti nell'ora scarsa (a dispetto delle 18 tracce) di "The Pariah, The Parrot, The Delusion".

Cosa separava fino a ieri i Dredg dalla marmaglia musicale dei tanti Boy Hits Car del mondo erano tracce epiche e dolci come "Ode To The Sun" o "Same Ol' Road" e le geometrie suadenti di un suono sempre in bilico tra malinconie post-grunge e tensioni sperimentali. Ciò che resta oggi è il frutto di tale ricerca sotto forma di un apice confuso che fa molto e lo fa bene ma che, appunto, è disperso tra le troppe idee e le mille formule per una canzone perfetta.
La produzione fa il resto e confeziona un prodotto a tratti freddo e paurosamente lontano dall'approccio intellettualmente grezzo dei primi album, dove il ricorso ai campionamenti ed effettiglia varia si limitava a brevi citazioni o a inserti strettamente funzionali al contesto in cui nascevano e morivano.

La sintesi estetica tipica della band americana ci regala comunque un album ambizioso con tracce come "Information", in cui i nostri sembrano attingere addirittura ai Coldplay salvo poi riprendersi il piacere di tornare a fare i Dredg con accelerazioni e sfumature che ricordano (piacevolmente) da vicino i Far di "Water & Solutions".
La voce di Gavin Hayes è lo splendido comun denominatore del risultato di qualsiasi angolatura dalla quale si preferisca guardare la band californiana: duttile, malinconica il giusto e sapientemente ironica quando il funk lo richieda.

Un buon album per chi si avvicini per la prima volta ai Dredg e si accontenti di cominciare a scoprire una band dalla superficie. Per chi avesse amato gli album precedenti, "The Pariah, The Parrot, The Delusion" è la chiusura di un ciclo che si compie e lo fa senza clamori, ma definendo un sound dall’incerto futuro ma dal fulgido e vivido passato.

(11/06/2009)

  • Tracklist
  1. Pariah
  2. Drunk Slide
  3. Ireland
  4. Stamp of Origin: Pessimistic
  5. Lightswitch
  6. Gathering Pebbles
  7. Information
  8. Stamp of Origin: Ocean Meets Bay
  9. Saviour
  10. R U O K ?
  11. I Don't Know
  12. Mourning This Morning
  13. Stamp of Origin: Take a Look Around
  14. Long Days and Vague Clues
  15. Cartoon Showroom
  16. Quotes
  17. Down to the Cellar
  18. Stamp of Origin: Horizon
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