Suoni improvvisati e dalla texure complessa per questo primo lavoro degli Haptic, trio di Chicago capitanato da Steven Hess, già al lavoro con Pan American e negli ON con Sylvain Chauveau.
L’album è diviso in due lunghe suite dove ricorrono i suoni dell'elettronica anni 90, quella di sperimentatori come Pan Sonic, Radian, Alva Noto, Ryoji Ikeda, ma qui corroborata da un impianto doom che rimanda alle cose migliori di Oren Ambarchi. La prima traccia dura venti minuti circa e scivola via tra modulazioni di frequenze impazzite, implose, che sembrano sul punto di esplodere. Intorno è tutto un fluire random di glitch, melodie abortite, timbri mutevoli e nebbie ambientali in perenne dissolvenza.
La seconda traccia invece è un susseguirsi di rarefazioni ambientali, in un suono che è come un il pulviscolo che fluttua nell’etere dopo il disastro.
Non male.
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11/02/2009
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