Mono

Hymn To The Immortal Wind

2009 (Temporary Records) | chamber-rock, post-rock

Ormai consolidata la loro fama, a tre anni di distanza dall'ultimo "You Are There", i Mono si riaffacciano al grande pubblico licenziando per la Temporary Residence "Hymn To The Immortal Wind". Il quartetto nipponico, autore di una discografia il cui fascino rinvia a confini sonori difficilmente inquadrabili, gioca tra classicismo e rudi impennate, rivelando in quest'"inno al vento immortale" il suo lato più tenero e soffuso.

Le immagini della memoria paiono scorrere le une dietro le altre, tanto vivide nello spirito quanto ingiallite nella forma. Gli inni, si sa, sono poesie fluenti, che scivolano via leggere pur mantenendo un denso impatto emotivo. E i Mono riescono a coglierne il cuore e l'essenza, distendendo le trame sonore su fasci orizzontali, dalle increspature quasi sempre addolcite dagli archi.
A trarne giovamento è la scorrevolezza delle note, che si accavallano in un flusso naturale, ben distante dall'impressione che il meccanismo sia costruito o architettato artificiosamente. L'inno al vento è dunque un gioco libero, sciolto dalle briglie delle strutture, che si libra volteggiando su se stesso in un moto leggero e disteso.
Laddove in certe precedenti opere - si pensi a "Walking Cloud And Deep Red Sky, Flag Fluttered And The Sun Shined" - le costruzioni formali dei brani seguivano una sorta di rigido copione prestabilito che finiva con il banalizzarne il puro aspetto emozionale, qui invece l'espressività e l'immediatezza del suono raggiungono apici assoluti. 

Sarebbe fuori luogo, tuttavia, ritenere che l'immediatezza del suono vada di pari passo con la semplicità della note, perché "Hymn To The Immortal Wind" non è un disco facile per due fondamentali motivi: in primis per la mole di oltre settanta minuti di musica, e poi sicuramente per la proposta di una formula giudicata ormai morta da alcuni, ma per molti versi ancora vivida. Il capitolo che i Mono aprono con questa fatica è però sicuramente nuovo: fattore predominante è l'orchestra di ventotto elementi, mentre le chitarre si chetano e sono i violini e qualche piatto di batteria a rappresentare il fulcro delle composizioni.

La parte introduttiva dell'iniziale "Ashes In The Snow" è quanto di più vicino ci sia ai Sigur Rós, fra flebili campanellini e un pianoforte che incanta, prima di interrompersi bruscamente. I tepori classici dei quasi undici minuti di "Burial At Sea" ripropongono il marchio di fabbrica dei climax emotivi, addolciti dalla sezione d'archi che tira le briglie all'azione delle chitarre, rendendola tiepida e omogenea. Le note ricalcano un viaggio in mare, tra interminabili momenti di calma apparente e furenti tempeste pronte a scatenarsi.

E se "Silent Flight, Sleeping Dawn" ricorda gli episodi più felici dei Rachel's, è in "Pure As Snow (Trails Of The Winter Storm)" che si consuma il capolavoro: in apertura, le note sparse à-la Mogwai si incrociano simmetricamente, i violini entrano in campo rinforzando il soffio del vento che si fa via via più sontuoso, prima fluendo con sempre maggiore veemenza, poi improvvisamente calmandosi per riprendere infine vigore in un finale da brividi. "The Battle To Heaven", come da titolo, ripropone la veste più luciferina del quartetto, risultando tanto trascinante e vigorosa quanto forse un po' bloccata nel meccanismo del climax: le impennate e il rumore degli esordi si impossessano ancora delle anime dei quattro, i quali, brandendo le chitarre, costruiscono un imponente muro sonoro.
La conclusiva "Everlasting Light" svolge la sua trama su un pianoforte che srotola papiri di note avvolte dall'orchestra, alle cui spalle irrompono chitarre che si inerpicano verticalmente per poi ricadere su se stesse lasciando la chiusura a un convincente giro di violini.

"Hymn To The Immortal Wind" ripropone i Mono in una veste non usuale. Rifuggendo facili schemi soft/loud ed estraendo dal cilindro una delle sue opere più convincenti, il quartetto nipponico ha realizzato un lavoro ammaliante nella sua intima classicità, che lascia letteralmente sbaloditi in diversi frangenti. Tra classicismo, post-rock e musica strumentale, i Mono hanno forgiato un'ode che di certo non si perderà così facilmente come il vento nei meandri della memoria.

(25/03/2009)



  • Tracklist
  1. Ashers In The Snow
  2. Burial At Sea
  3. Silent Flight, Sleeping Dawn
  4. Pure as Snow (Trails of the Winter Storm)
  5. Follow the Map
  6. The Battle to Heaven
  7. Everlasting Light
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