Pere Ubu

Long Live Père Ubu

2009 (Cooking Vinyl) | art-rock, opera rock

Alla fine, David Thomas ha deciso di confrontarsi con l’opera di Alfred Jarry, l’artista da cui, circa trent’anni fa, prese ispirazione per battezzare i suoi Pere Ubu. Accompagnato dal radio-drama “Bring Me the Head of Ubu Roi”, “Long Live Père Ubu” è, così, un disco in cui la dimensione musicale va necessariamente a braccetto con quella teatrale, come dimostra, in primis, lo “sdoppiamento vocale” tra l’omone di Cleveland e la cantante soul-jazz Sarah Jane Morris.

Con un plot narrativo derivato naturalmente dall’opera dello scrittore-drammaturgo d’Oltralpe, la nuova opera della band americana (della cui leggendaria line-up è rimasto, ormai, solo Thomas) ha sicuramente dalla sua il fascino di un incontro per troppo tempo rinviato, ma, musicalmente parlando, spiace evidenziare una certa carenza di ispirazione, un navigare a vista che mai tenta davvero di lanciarsi in mare aperto. Aspettarsi il meglio da una formazione come questa viene quasi naturale. Accontentarsi, a dirla tutta, significa solo fare un affronto alla sua straordinaria carriera.

Accanto a numeri più corposi (il quasi hard-rock di “Road To Reason” e la verve nerboruta di “Watching The Pigeons”), trovano posto composizioni in cui il taglio drammaturgico dell’operazione è in bella mostra, a cominciare dalle voci che si passano il testimone, come in una sorta di musical dell’assurdo, di “Song Of The Grocery Police” e "Bring Me The Head”.
Ma la musica – si prenda, per esempio, “Banquet Of The Butcher” - si distende quasi sempre abulica, infetta (ma questa volta, non è un complimento...), quasi una versione de-potenziata di quella che, “appena” trent’anni fa, aveva messo a soqquadro l’underground americano (gli stessi ghirigori di synth, per dire, dimostrano che il tempo è passato e non si può sempre vivere di rendita).

Manca, insomma, una controparte sonora capace di “assecondare” ma anche di completare e, perché no?, illuminare la narrazione vocale dell’asse Thomas/Morris. Numeri come “March Of Greed” (che fa visita ai Residents più grotteschi), “Slowly I Turn”, la lunga apnea noir-jazz di“The Story So Far” e “Big Sombrero (Love Theme)” (che sembrano strane rivisitazioni del corpus Waits-iano, con tracce di Birthday Party strafatti di valium sull’ultima) ci dicono di una formazione cui quella sintesi tra musica e parole, che ci si aspetterebbe in un’opera del genere, è riuscita solo in parte. Un passo falso, insomma.
E, di certo, non lo diciamo a cuor leggero...

(07/09/2009)

  • Tracklist
1. Ubu Overture         
2. Song of the Grocery Police         
3. Banquet of the Butchers         
4. March of Greed         
5. Less Said the Better         
6. Big Sombrero (Love Theme)         
7. Bring Me the Head         
8. Road to Reason         
9. Slowly I Turn         
10. Watching the Pigeons         
11. The Story So Far         
12. Snowy Livonia         
13. Elsinore & Beyond
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