Rain Machine

Rain Machine

2009 (Anti) | psych-folk; art-rock

Rain Machine è sia il monicker che il titolo scelti da Kyp Malone per il suo disco d'esordio. Il primo del tridente di punta dei Tv On The Radio a intraprendere compiutamente l'escursione in solitaria. Un'opera in cui il (secondo) cantante e chitarrista di quella che è in assoluto una delle band di maggior riferimento degli anni Zero può dare sfogo ai tratti più latenti (ma comunque intravedibili) della propria personalità artistica, pur mantenendo, in certi stilemi armonici e compositivi, il marchio di fabbrica della band d'origine.


Similitudini che ricorrono: l'uso intensivo e raffinato delle corali pop-soul (con una più marcata controparte femminile nel response), lo straniamento percussivo (qui miniaturizzato e rarefatto ma comunque presente) e un (dis)orientamento sonico visionario e psichedelico. Psichedelia che in "Rain Machine" è una sorta d'infuso cantautorale in cui disciogliere ingredienti prettamente roots (il country e il folk più acidi, progressivi e reminescenti dei 70's) mettendo la chitarra (elettrica ed acustica) di Kyp in primo piano e riducendo al minimo indispensabile le componenti electro.


Così se le ottime "Give Blood" (tiro quasi garage, percussioni tribali, base elettronica, trascinanti corali soul) e "Hold You Holy" (fibrillante, slanciata e ricca di pulsazioni ballabili, ai limiti della disco) mantengono un embrionale legame con la caratteristica soul-wave dei Tv On The Radio, in "Smiling Black Face" e "Driftwood" prende una decisa piega acid-folk, reiterato e minimale, nel primo caso, ricco di influenze indo-orientali e litanie raga nel secondo.


Ma è svoltata la prima parte dell'album che arrivano i veri pezzi forti: "Desperate Bitch", innanzitutto, con la sua apertura cantilenante e fischiettante, la ritmica punteggiata dalla sola cassa e dai piatti, il cantato dolente puntualmente doppiato dai cori femminili, che cresce ipnotica, dilatata sognante fino a un finale in cui voci e strie strumentali si fondono in un'emozionante dissolvenza free-form.


Poi una strepitosa doppietta in pieno stile art-folk alla Van Morrison: "Love Won't Save You" (straziante e intimista, per sola chitarra e voce) e la mastodontica, conclusiva "Winter Song" (in cui Malone fornisce una spregiudicata esibizione di tutta la sua gamma vocale su un accompagnamento che. partendo dal più classico picking anglo-americano, eccede per oltre dieci minuti in una sorta di rituale sciamanico e allucinogeno).

Con "Rain Machine", Kyp Malone realizza un'opera che, a chi avrà la pazienza e la sensibilità d'avventurarsi oltre (l'ingannevole) apparenza revisionista, rivelerà, ascolto dopo ascolto, una scrittura ispirata e variegata e un taglio artsy e sincretico assolutamente in linea con il personaggio. Libero di plasmare tutto il potenziale rimosso (ma solo per ragioni di spazio e di attinenza) dalla band nativa.

(03/11/2009)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Give Blood
  3. New Last Name
  4. Smiling Black Faces
  5. Driftwood Heart
  6. Hold You Holy
  7. Desperate Bitch
  8. Love Won't Save You
  9. Free Ride
  10. Live The Lights On
  11. Winter Song
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