Musica alterata per menti alterate.
“Megafauna”, seconda prova dei losangelini YOGA, assomiglia a un rituale oscuro a base di acidi e visioni ancestrali. Tutto è derelitto e sbandato, ipnotico e disorientante, come è giusto che sia, almeno stando al manuale dell’ultima generazione di investigatori lisergici del sottobosco americano.
Un esordio che, se pecca ancora in consistenza, di sicuro coinvolgerà molti di voi tra le sue pieghe angosciose, nei suoi brodi primordiali (“Flying Witch”), nei suoi cerimoniali free-form d’oscura ascendenza cosmica (“Wagion”), tutti in fila e a passo marziale per godersi asfissianti wall of sound chitarristici (“Seventh Mind”).
Naturalmente, low-fidelity è la parola d’ordine, anche se, rispetto all’omonimo esordio, si riscontra una maggior (!) cura per il dettaglio. Un registratore a 4 piste di seconda mano, una visione del mondo non proprio esaltante, un gusto deforme per la materia sonora che si traduce nella realizzazione di blob sonori che sembrano vivere di vita propria. Certo, una relativa dose di raziocinio è possibile individuare nel rituale black-psichedelico sull’ottovolante di “Encante”, in “Dreamcast” (dove aleggia tutta l’inquietudine che fu dei momenti migliori dei Goblin), nel corteo galattico di “Fourth Eye”, nell’appiccicosa musica tradizionale giapponese di “Warrior” e nel noise-doom di “Treeman”.
Tuttavia, si tratta pur sempre di momenti in cui l’elemento di “corruzione” è ben presente con le sue malefiche propaggini, quelle che nel baratro post-industriale di “The Black Obeslisk” sviluppano una texture densa e impenetrabile e che in “The Hidden People” (un caos di manipolazioni elettroniche, filamenti droney e scie spaziali) s’inoltrano dentro una foresta di simboli sfuggenti.
La creatura YOGA si agita nell’ombra mentre tira in ballo influenze disparate. Lavora a una sintesi sonora sempre avvolta dall’ombra inquietante di una profezia terrorizzante.
Speriamo riesca a non farsi del tutto annichilire perché qualche indizio interessante c’è e si spera lasci maturare qualcosa di più sostanzioso.
17/11/2009