Dustin Wong

Infinite Love

2010 (Thrill Jockey) | instrumental, minimalism

Chitarrista dei dispersi Ponytail, Dustin Wong rilascia un’ambiziosa prova di avanguardia strumentale in “Infinite Love”. Il concettualismo esecutivo del Terry Riley di “In C”, la generazione delle nuove one-man band, la fredda rielaborazione delle fughe di Bach, lo shoegaze etereo dei My Bloody Valentine, le partiture fantasma dei primi Menomena e il college-rock cacofonico dei Sonic Youth di “Daydream Nation”, si ritrovano e convergono in un insieme di griglie asettiche nelle quali la tipica improvvisazione si liofilizza in fasce sonore discrete.

 

La suite è un continuo moto emotivo che funziona sempre alla stessa maniera, e che - contemporaneamente - sorprende sempre. Il primo Cd, "Brother", attacca con un acumulo minimalista di frasi country-rock rese via via celestiali, fino a trasformarsi in assolo new age. Quindi una cascata di toni in solfeggio con qualità rinascimentali si frantuma in sovratoni psych e nel suo fantasma.

Non è solo un inizio col botto. La sua capacità di trasfigurazione, di dissezione armonica di materiale a volte anche banale con mezzi (apparentemente) semplici, e d'immaginazione sfrenata, lo rende un nuovo possibile John Fahey. Dopo un momento di polifonia giocosa, esiste una rapida fuga in forma di foxtrot, che diventa inciso tossico Jimi Hendrix (che porta a uno sfacelo finale), e quindi uno strimpellio orientale che dà luogo al miglior contrasto di toni distorti, una festa di toni a nastro armonico.

 

E' un continuo accendersi di palpiti. Dopo un momento elettronico (il più sperimentale della parata), arriva il momento più immaginifico (in nemmeno due minuti), e un nuovo episodio cinese (ma più virtuosistico, quasi pirotecino, quindi lirico), un Six Organs Of Admittance mosso da un invisibile motorik, e un'ultima fuga con ripetizioni squillanti a mo' di fanfara. L'ultimo episodio evoca l'immagine di un'improvvisazione con soni da videogame.

Come se non bastasse, Wong ripropone tutto nel secondo Cd, intitolato "Sister", con minime, subliminali variazioni, quasi un ipnotico "trova le differenze" in forma musicale.

 

In un formato strano, una confluenza di Ep, vinile, dvd e doppio cd, e con una strumentazione che comprende stazioni elettroniche, loop, delay e arsenali di pedaline (oltre alla hendrixiana Stratocaster), Wong compone e impone un saggio solenne di superomismo in trance, ben lungi dal mero esercizio masturbatorio, pregno di mirabilie fantastiche. Una plausibile partitura-tabula rasa delle contraddizioni alle porte del nuovo decennio.

 

(30/12/2010)

  • Tracklist

Cd 1:

  1. Infinite Love (Brother)

 

Cd 2:

  1. Infinite Love (Sister)
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