Con la perseveranza si raggiungono obiettivi ambiziosi, e la rete è ormai davvero il mezzo più democratico per promuovere la propria musica senza avere per forza la spinta di una potente casa discografica. La carriera dei Boxer Rebellion ne è la prova più tangibile: con i soli
download il quartetto ha infatti scalato le classifiche in Gran Bretagna, grazie al precedente album "
Union" (promosso con il passaparola), e piano piano si è fatto conoscere anche negli Stati Uniti. Alcune canzoni di Nathan Nicholson (nativo del Tennessee) e dei suoi compagni sono state anche il commento sonoro di alcuni episodi di serie televisive molto conosciute, come "One Tree Hill", "Ghost Whisperer" e "Grey's Anatomy". Dopo l'uscita di "Union" ci sono stati anche un tour e una partecipazione della band nel film "Amore a mille... miglia" (il cui titolo originale è "Going The Distance"), con Justin Long e la celebre attrice Drew Barrymore. Adesso arriva questo nuovo "The Cold Still": invernale già dal titolo, è una raccolta di riflessioni sui sentimenti, sulle difficoltà nelle relazioni, sulla vita e sulla morte. Si alternano momenti più asciutti e vigorosi, che mostrano bene la capacità della band di scrivere e registrare un potenziale singolo anche in un solo giorno - com'è accaduto con "The Runner" - e altri più riflessivi, le cui qualità emergono lentamente, dopo vari ascolti. Ad aiutare la band in cabina di regia stavolta c'è Ethan Johns, produttore di
Laura Marling,
Kings Of Leon,
Rufus Wainwright, Paolo Nutini,
Crowded House e Ray Lamontagne. Il missaggio invece è stato fatto presso gli studi Real World di
Peter Gabriel. Ne è stata fatta di strada, e il risultato finale denota un notevole passo avanti.
I Boxer Rebellion appaiono qui più sereni e a proprio agio, e riescono a proporre un lavoro che è tutto sommato uniforme nel
mood cinereo sprigionato già dal primo minuto dell'avvolgente "No Harm" (accostabile a certe cose dei
Radiohead) ma sufficientemente vario nel modo in cui alterna ballate atmosferiche ai più "tirati" episodi
uptempo. La prima canzone scritta per l'album è "Both Sides Are Even": già utilizzata per una serie Tv della HBO, parla di quei momenti in cui in una coppia nessuno dei due partner è disposto a cedere. Il provino era troppo vicino alle sonorità del lavoro precedente e ciò ha spinto i ragazzi a cambiare le carte in tavola. Come tanti altri momenti del disco, il pezzo (reminiscente degli
U2 di "Running To Stand Still") parte in sordina e poi decolla non appena si fanno spazio altri strumenti nel mix.
"Step Out Of The Car" è stato scelto come singolo apripista: energico senza essere fracassone, è stato presentato dalla band da David Letterman all'inizio di febbraio. Il testo sembra la bozza di una sceneggiatura di un telefilm, il cui protagonista altri non è che un poliziotto corrotto inseguito dal suo stesso dipartimento, che a un certo punto sente delle voci rimbombare nella sua mente. "Locked In The Basement" ha un testo sinistro recitato con un candore inquietante (si parla di un rapimento...) su una base che molte cose ha in comune con le sonorità dell'album "
In Rainbows" dei Radiohead. "Caught By The Light", ispirata ad un'esperienza extracorporea di Nathan Nicholson, è una serena riflessione sulla morte sviluppata su un cinematografico tappeto di note e percussioni discrete - un insolito
trait d'union tra i
Fleetwood Mac di "Albatross", i
Rain Tree Crow e i
Sigur Rós. Segue la saltellante "Organ Song" ("
Viva La Vida" incontra "
Tonight We Fly") che parla invece di rinascita e sembrerebbe ispirata alla trama di un episodio di "Mad Men". "Memo" è un bel saggio sull'incomunicabilità, nato quasi per caso durante un viaggio a Melbourne (il provino è stato registrato al volo sul cellulare di Nathan Nicholson) e che farebbe una bella figura nel repertorio 'anni 2000' degli U2.
Ethan Johns ha reso il suono denso, a tratti etereo per via dell'impiego frequente di riverberi, con saggi connubi di strumenti acustici, chitarre elettriche e archi sintetizzati (solo quando serve) che non solo non appesantiscono le canzoni, ma permettono di mettere in evidenza il
climax che si raggiunge man mano che la canzone si sviluppa. Quella di Nathan Nicholson è una voce gentile, non sempre sicura (e Johns in più di un'occasione la relega quasi sullo sfondo) e non originalissima, eppure "The Cold Still" si rivela una bella conferma. Meritano un plauso speciale il curatissimo
artwork e la "giusta" scelta di Robert Ludwig di non esagerare con la compressione della dinamica.