Charlie Parr

Cheap Wine

2011 (Tin Angel) | country, blues, fingerpicking

Non è da tutti, dopo una carriera iniziata più di vent'anni fa in quel di Duluth (Minnesota) - dove ancora Charlie Parr si esibisce ogni mercoledì sera al birrificio locale - rimettersi alla chitarra, dopo tanti anni finalmente uno strumento di lavoro, ed estrarre dal cilindro il disco che, per un cantautore finora un po' ai margini, può rappresentare il proprio rilancio verso destini più ambiziosi.
Non che finora Charlie Parr abbia raccolto meno di quanto seminato (tanto). Un'instancabile attività concertistica, non solo negli Stati Uniti ma anche nel mondo anglosassone europeo (circa sette tour tra Irlanda e Regno Unito). Quasi una mascotte, insomma, di un pubblico più disparato di quello che si potrebbe pensare, conquistato dalla figura praticamente paradigmatica del cantautore che, già col suo aspetto "comune" di provincia americana, evoca la sua storia di figlio di operai sindacalisti del Midwest, con la passione per la musica delle roots, quella veramente popolare.

Come spesso succede, il valore "idiomatico" del proprio discorso musicale ouò superare anche il mero contenuto di sostanza; lo stesso Parr non ha difficoltà ad ammettere le sue difficoltà di cantautore. Certamente si tratta di un personaggio per cui la musica costituisce un'espressione naturale, ma forse mai, finora, il Nostro è stato in grado di rivitalizzare quel bagaglio di corde pizzicate che tramanda con tale costanza ed energia.
Invece, in questo "Cheap Wine", Charlie Parr, piuttosto che ammodernare il tutto (non ci si aspettava certo niente di simile), investe qualcosa in più dal punto di vista cantautorale, pubblicando un disco dotato di più di una leggera ricerca della canzone, di un'ispirazione più frizzante.

Al di là della pubblicazione della sua hit (la bella e programmatica, per il tono del disco, "1922 Blues") "Cheap Wine", chiama a raccolta diverse espressioni, dalla gentile armonizzazione ("Just Like Today") ai fiammeggianti stomp di "Don't Send Your Child To War", "Ain't No Grave Gonna Hold My Body Down" e "God Moves On The Water", ma sotto il comune denominatore di una freschezza forse inaudita per il cantautore di Duluth.
Soprattutto nella prima metà, passando dal Neil Young di "To A Scrapyard Bus Stop" al Dylan di "Hogkill Blues", la chitarra di Parr sembra muoversi senza sbagliare un colpo, complice la rapace, cristallina scrittura di un giovanotto come The Tallest Man On Earth.

Nella seconda parte - da "Don't Send Your Child To War" in poi - ci si immerge del tutto nei panorami desolati, uggiosi di persa ma vorace spiritualità di "Midnight Come & Gone" e della bella title track, fino a perdersi nel giubilare paesano di credenze saltellanti di "Jubilee" e "God Moves On The Water".
Finalmente il passo da ingessato tradizionalista, da intrattenitore itinerante, a cantautore di storie e canzoni terse e intense è compiuto. Resta solo da sedersi e aspettare che Charlie Parr si faccia vedere da queste parti.

 

(07/07/2011)



  • Tracklist
  1. 1922 Blues
  2. To A Scrapyard Bus Stop
  3. Hogkill Blues
  4. Just Like Today
  5. Ain't No Grave Gonna Hold My Body Down
  6. Don't Send Your Child To War
  7. Midnight Has Come & Gone
  8. Dead Cat On The Line
  9. Cheap Wine
  10. Jubilee
  11. God Moves On The Water
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