Approdano al terzo album in otto anni i romani Ghostchildren, strumento espressivo ormai al servizio pressoché esclusivo dello stralunato deus ex machina Giulio Cecchini il quale, oltre ad aver scritto e suonato praticamente tutto, ha curato anche la produzione artistica dell’album. Il nuovo lavoro evidenzia un estro esplosivo e surreale, che si lascia inseguire con piacere tra tratteggi art-pop ricchi di stratificazioni psichedeliche e cambi d’umore fulminanti, in bilico tra Flaming Lips e Mgmt (“Il manubrio della mia Panda”, “Con fluidità” o “Storia di un amore screpolato”) e ballate dall’aplomb più romantico e riflessivo (l’ottima “Urtando contro il cielo” o anche “Campi di girasole”), sempre colorate da uno spirito acidulo e beffardo che si dibatte tra ironia e sottilissima frustrazione amorosa.
Vengono in mente i primissimi Max Gazzè o Morgan, così come certe produzioni più recenti della Trovarobato, per la qualità delle invenzioni linguistiche e per la dimestichezza dimostrata nel manipolare la poesia ludica e divagante del pop, a riconferma di un talento maturo e originale da seguire con estrema attenzione.
09/06/2011