Queensryche

Dedicated To Chaos

2011 (Roadrunner) | progressive rock

Indecifrabile! È il solo aggettivo che mi viene in mente dopo l'ennesimo ascolto di quest’ultimo lavoro dei Queensrÿche. Indecifrabile perché non si capisce dove la band voglia andare a parare. E non si tratta di un problema di genere, dato che la band ha abbandonato il metal da un po’ di tempo, almeno dalla fuoriuscita di Chris DeGarmo, la cui mancanza si fa inevitabilmente sentire. Del resto, che una band dall’esperienza ormai trentennale voglia rinnovarsi è piuttosto normale, e i Queensrÿche ci hanno abituato alle loro continue escursioni in territori “altri”. Qui il problema è che non c’è nessun filo rosso che tiene unite le canzoni, come nel precedente "American Soldier", non eccelso ma supportato almeno da un valido concept; non c’è neanche quello che si potrebbe definire “discorso musicale” di fondo. Insomma, parafrasando il titolo, un vero inno al caos, un caos che non costruisce ma deteriora.

Il fatto che i brani siano totalmente slegati tra loro non facilita certamente un’analisi del tipo track-by-track, per cui vale la pena citare giusto qualche episodio più significativo, come l’iniziale "Get Started", con il suo piglio fortemente rock-oriented, che pure manca di mordente, o la successiva "Hot Spot Junkie", con il suo incedere nervoso e vagamente oscuro. Ma si tratta di brani che non ci si aspetta da un grande gruppo che può vantare capolavori come "Operation: Mindcrime" e "Empire". Dal terzo brano in poi, è un rincorrersi e saltellare in un vero e proprio guazzabuglio sonoro nel quale l’ascoltatore può trovare di tutto, dalla dance (!) a certo post-grunge di maniera, senza restarne troppo coinvolto. Un guazzabuglio che spazia, giusto per citare qualche nome come riferimento, dalle atmosfere pseudo-new wave (vengono in mente i Cure) di "Got It Bad" alle pinkfloydiane e conclusive (per fortuna!) "The Lie" e "Big Noize".

A dire il vero, il disco presenta almeno due elementi di novità: il primo, legato a quella inorganicità musicale citata sopra, è l’essere concepito, appunto, come un’insieme di download singoli indirizzati a una fruizione “liquida” della musica, come accade oggi con Internet. A testimoniare questo indirizzo, i titoli di alcuni brani, come "Luvnu" ("Loving You", nel linguaggio sincretico della rete), e alcuni riferimenti espliciti nei testi (World Wide Web, Apps, ecc.). Altro elemento di novità è rappresentato dalla ritmica, e questo è probabilmente il peggior difetto per una band il cui tratto distintivo è stato sempre connesso alla melodia e al timbro vocale di Geoff Tate, nonché all’espressionismo di DeGarmo (Chris, dove sei?). Si tratta, cioè, di un album centrato sulla pur valida sezione ritmica Rockenfield/Jackson che, in questa occasione la fa da padrona, mentre la voce di Tate, talvolta, rischia di essere irriconoscibile e piuttosto oppressa dalle tante (troppe) insistenze ritmiche e dai campionamenti elettronici.

Indecifrabile! Nient’altro che indecifrabile, questo "Dedicated To Chaos", per quanto si possa ascoltarlo con la mente sgombra da pregiudizi di genere, affidandosi solo al groove che pure il disco emana (anche si di un groove confusionario e latente si tratta...).
C’è da sperare per il prossimo lavoro? Con questi presupposti è piuttosto difficile...

(24/08/2011)

  • Tracklist
1. Get Started
2. Hot Spot Junkie
3. Got It Bad
4. Around The World
5. Higher
6. Retail Therapy
7. At The Edge
8. Broken
9. Hard Times
10. Drive
11. I Believe
12. Luvnu
13.Wot We Do
14.I Take You
15.The Lie
16.Big Noize
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