Spectrals

Bad Penny

2011 (Wichita / Slumberland) | pop

Chi l'ha detto che i prodigi da cameretta, quelli che si mettono ancora i vestiti fatti dalla nonna e incidono pezzi sull'otto tracce regalato quando erano ancora bambini, devono essere per forza degli eccentrici universitari della East Coast? Per fortuna arriva ora Louis Jones a sfatare il falso mito dei piccoli Daniel Johnston americani, col suo accento dello Yorkshire e il timbro affilato, che riporta immediatamente dalle parti di Miles Kane e Alex Turner.
Come nelle migliori storie dei Billy Elliott indie, Louis ha composto e pubblicato le sue prime canzoni esclusivamente per gli amici; tutte le sue canzoni parlano d'amore, anzi di uno solo in particolare, guarda caso risalente ai tempi del liceo. La voce, come al solito, è girata fino ad attirare le attenzioni di etichette prestigiose come la Captured Tracks e la Moshi Moshi, con la quale lo scorso anno è giunto alla prima pubblicazione ufficiale, l'Ep "Extended Play". Per questo esordio sulla lunga distanza, a nome "Bad Penny", il cantautore inglese viene addirittura accompagnato non da uno ma da due giganti quali la Wichita in Uk e in Europa e dalla Slumberland negli Stati Uniti.

Davvero non male per un giovanotto che si presenta con un nome di band inventato, Spectrals, un po' allo stesso modo di Conor J. O' Brien ed del suo nick Villagers. Aggiungiamo al tutto che, dallo studio fatto in casa dell'amico nerd, si è passati alla mano di Richard Formby (Wild Beasts, Hood).
"Bad Penny" effettivamente non smentisce del tutto le aspettative, condensando le impressioni di una vita in quello che pare chiaramente il non vastissimo spazio di un club - una o due chitarre al massimo e qualche effetto di complemento -, un microcosmo a chiusura stagna, nel quale Jones ha registrato tutte le parti strumentali, esclusa la batteria (suonata dal fratello Will).
Nella consueta magnificazione delle remiscenze d'infanzia e giovanili in generale, in "Bad Penny" riaffiorano gli Style Council di "Doing Time", il garage-pop di "Confetti" e il soul della bella "Luck Is There To Be Pushed", col suo rollìo su una nave da crociera fantasma, in cui pianoforte e archi sono solo tasti diversi sulla stessa tastiera.

Sembrerebbe non mancare niente a questo esordio di Spectrals, eppure, probabilmente per gli scarsi mezzi vocali di Jones, alle canzoni di "Bad Penny" difetta in genere quel qualcosa in più che possa innalzarle dallo status di gradevole sottofondo. Anche composizioni notevoli come l'iniziale "Get A Grip", venata di jazz-pop, si adagiano senza colpire sulla scarsa estensione del giovane cantautore, non mascherata anche dall'ispirazione negli arrangiamenti (a volte un po' ripetitivi, come "You Don't Have To Tell Me").
Non rimane che aspettare per capire se sotto la pelle di Louis Jones ci sia la personalità necessaria a superare i suoi limiti di esecuzione e la capacità di giocare con i registri e con gli strumenti per far risaltare i suoi punti di forza.

 

(28/09/2011)

  • Tracklist
1. Get A Grip
2. Lockjaw
3. You Don't Have To Tell Me
4. Big Baby
5. Many Happy Returns
6. You Can't Live On Love Alone
7. Doing Time
8. Confetti
9. Luck Is There To Be Pushed
10. Brain Freeze
11. If I Think About The Magic Will It Go Away?
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