Importante ed essenziale ristampa curata dalla Sometimes (che già ha da poco riproposto interessante materiale della art-punk band Detonazione), “Senza Titolo” è senza dubbio uno degli scalini più importanti della musica italiana, all’incrocio tra wave, spirito residentsiano e performance industriale.
Formatisi a Parma nel 1981, i T.A.C contavano cinque componenti: Andrea Azzali, Simon Balestrazzi (successivamente presso Kino Glaz, Kirlian Camera, Bron Y Aur); questa formazione rilasciò due album per la Azteco Records, per poi interropersi diverse volte fra crisi interne, scioglimenti e frammentazioni.
Il materiale della cassetta di debutto (precedente al self titled del 1983) che abbiamo qui è un esempio eclettico della capacità di fondere insieme diverse anime della wave e delle derive sperimentali della musica contemporanea. Originariamente stampata in sole cento copie, la sua ristampa ci permette anche di ricostruire meglio il percorso di una band difficilmente catalogabile.
Iscritti tra le band industrial storiche italiane, i T.A.C hanno evidenziato una via propria per raggiungere sonorità non molto affini al rumorismo e al noise “macabro” di Atrax Morgue, Bianchi e altri.
Le frammentazioni lessicali e ritmiche di “Tuo” e “Cane” presagiscono i toni prettamente residentsiani del successivo Lp, mentre “Na-tu-ra-le” si muove su pieghe dadaistiche informi. “A.I.Z” è un esempio di chiara influenza post-punk inglese, mentre il gioco di rimandi ai Pere Ubu in “Buy” e “Parabole” (quest’ultima influenzata anche da certi Cabaret Voltaire) ci mostrano una band capace di proporre una propria visione stilistica di musica industriale, che possa attraversare stilemi jazzistici e sperimentali per arrivare a una destrutturazione del linguaggio musicale.
Linguaggio. Questo è un elemento fondante da tenere a mente durante l’ascolto. Sarebbe interessante cercare di tracciare un ipotetico fil rouge tra le composizioni più ironiche e assurde degli Area (faccio riferimento per esempio a “Evaporazione”) e quelle storte e confuse tra i metalli percossi e le ritmiche tagliate dei T.A.C.; l’analogia non sarebbe malvagia, soprattutto se colta in un contesto di vivisezione delle parole e della forma-canzone.
Queste ipotesi non fanno altro che rafforzare l’immagine di un’opera densa e fertile, che mostra i semi delle successive svolte del gruppo, soprattutto nel successivo “S/T” del 1983 (il primo per Azteco Rec.) dove saranno estremizzati gli esperimenti linguistici e di collage sonoro.
Non possiamo far altro che ringraziare la Sometimes per averceli fatti ri-trovare.
P.S. La ristampa della Sometimes si conclude con alcune interessanti bonus track che testimoniano esibizioni live della band.
29/12/2011