Wooden Wand & The Briarwood Virgins

Briarwood

2011 (Fire) | country, southern-rock

Oh, sì, nel mondo esiste così tanta gente che probabilmente ne troverete parecchia disposta anche a sostenere che questo nuovo disco di James Jackson Toth, il tizio che grosso modo tutti noi conosciamo col nome di Wooden Wand, sia un'onesta raccolta di buone vecchie canzoni country-rock da ascoltare nelle lunghe e noiose sere d'inverno di fronte ai crepitii di un fumoso camino. E che vorreste mai dire, a questa gente? Che si sbaglia? Difficile.
Perché in effetti "Briarwood", ennesimo capitolo della ricca discografia di Toth, è uno di quei lavori che non fanno male a nessuno. Semplicemente, questo neo-classicismo di maniera comincia a non reggere più. E visto che ormai si tratta di un'attitudine largamente diffusa, laggiù in America, la differenza sono chiamati a farla sempre di più fattori in grado di sfuggire a parametri analitici o a categorie di giudizio riconosciute, fattori come il puro talento, il carisma, la capacità di conferire valore aggiunto a una canzone col solo peso della propria voce. Qui scendiamo sul piano dell'opinabile, forse, ma certe volte è necessario. Quindi è vero che "Briarwood" non fa male a nessuno, ma è vero pure che a nessuno potrà fare particolarmente bene.

Prendete la prima traccia del disco, "Winter Kentucky". Tre accordi in due quarti zeppi di roba, ampie schitarrate a cui presto s'aggrappa un hammond un po' ingenuotto, frasi sbiascicate dalla voce nasale di Toth, che fa il Dylan senza possederne un briciolo di grazia. Risultato poco più che mediocre.
Va un po' meglio col blues sbracato di "Scorpion Glow", perché perlomeno il timbro di Toth si fa più caldo, anche se l'abuso di slide e di seconde voci appare alquanto censurabile. Poi c'è la ballatona, poppettona, melensa e orecchiabile: "Wither Away", perfetta per certi pomeriggi su Videomusic di inizio anni Novanta. Tra i Guns n' Roses e i Counting Crows più commerciali, per intenderci.

Archiviato il primo terzetto arriva un'altra ballata, giusto un po' meno ruffiana. "Be My Friend, Mary Jo", alla Mellencamp, quindi eccessiva, ma va beh. "Big Mouth", l'esatto cuore del disco, è anche uno degli episodi migliori. La ricetta sonora non è molto differente da quelle che hanno prodotto il resto, ma effettivamente qui si riesce a riconoscerle un certo pathos. Anche la voce di Toth, filtrata, stirata, quasi kravitziana, è più convincente, e la lunga e pomposa cavalcata di chitarre finale sfuma prima di diventare davvero molesta. Quindi viene la dylaniana "Good Time Man", a cui va quantomeno riconosciuto il merito di una certa sobrietà.
E così arriviamo a "Motel Stationary", più rude, gonfia di suoni ma non tronfia, mid-tempo hard che tutto sommato scivola via bene fino in fondo, così come "Passin' Thru", ennesima storia da saloon di rapporti malandati da dimenticare con un goccetto in più del dovuto. Per la chiusura, poi, JJ Toth sceglie un valzer, di nome ("The DNR Waltz") e di fatto: vorrebbe essere strappalacrime, ma si ferma ben prima di riuscire anche solo a solleticare un po' gli occhi.

Insomma, con tutta la buona volontà, salvare dalla bocciatura questo disco, per l'occasione firmato col nome di Wooden Wand & The Briarwood Virgins, è un'impresa al di sopra delle nostre possibilità. Certi canoni triti e ritriti vanno affrontati con un altro piglio, con più coraggio e meno esasperazioni, pena il rischio di scivolare in una gorgogliante banalità.

(03/11/2011)

  • Tracklist

1. Winter In Kentucky
2. Scorpion Glow
3. Wither Away
4. Be My Friend Mary Jo
5. Big Mouth USA
6. Good Time Man
7. Motel Stationary
8. Passin Thru
9. The DNR Waltz

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