Billy Woods

History Will Absolve Me

2012 (Backwoodz) | hardcore hip-hop, abstract hip-hop

Figlio di un marxista originario dello Zimbabwe e di una professoressa di letteratura inglese proveniente dalla Giamaica, Billy Woods (di stanza in quel di Brooklyn, New York, dove si stabilì dopo aver vissuto con la famiglia anche in Africa e in India) comprese subito quale fosse la sua missione: attirare l’attenzione, con la sua musica, sui problemi delle fasce più deboli della società. Il suo medium è un hip-hop non banalmente politico, ma anzi capace di una profondità lirica di tutto rispetto, che fa leva su un tessuto sonoro denso e sperimentale. Accompagnato da una provocatoria copertina (in cui il volto dell’ex-presidente dello Zimbabwe, il dispotico Robert Mugabe, è accompagnato da un titolo che riprende una famosa affermazione del Líder Máximo cubano, Fidel Castro), “History Will Absolve Me” raffina le influenze proveniente dallo stile boom bap, pur mantenendo desta l’idea di ritmiche incisive, e disegna scenari carichi di inquietudine, quando non espressamente rinvianti a atmosfere sci-fi che ricordano la “vena fredda” dei Cannibal Ox (l’introduttiva “A Mis Enemigos (High Tide)”, ma anche “Duck Hunt”).

Il resto lo fa una produzione hardcore, il che significa che il suono esce dalla casse ruvido, potente, ma anche carico di oscuri presagi, incarnandosi nelle trame drammatiche, con staffilate hard-rock, di “Crocodile Tears”, in quelle minacciose di “Freedman’s Bureau” (sugli abusi di potere compiuti dalla polizia), nel tribaloide andirivieni di “Ca$h 4 Gold” o nei ritorni di fiamma hardelici di “Headband”, che campiona senza risparmiarsi “In The Light” dei Led Zeppelin, mentre Woods si lancia in uno dei suoi flow più travolgenti, giocando con significati e significanti. 

Pen game equivalent to Thomas Paine
Pen name the ambivalent Mark Twin, Intelligent Gucci Mane
Scholarship student, financial aid reduction made 3.5 the ideal unit
Face disguised, ’72 Olympics in Munich…

La condanna della tratta degli schiavi messa a punto dagli europei arriva con “The Man Who Would Be King”, con controcanto vocale femminile in loop angelico dell’ospite L’Wren (la riascolteremo nel refrain dreamy in “Pump Up The Volume”, altra dissertazione sul tema della schiavitù) e campionamenti che ripescano alcuni versi tratti da "The White Man's Burden" di Rudyard Kipling. La possente e marziale “Body Of Work” (solo in parte mitigata da una figura melodica di flauto, uno strumento che più avanti ritroveremo in “Nigerian Email”, in cui Woods rappa nel bel mezzo di un rituale subsahariano) strizza l’occhio ai Company Flow di “Funcrusher Plus” (si ascolti anche “Sour Grapes”) e giustifica la sua fisionomia dando voce, in coda, al canto di alcuni prigionieri incatenati e duramente provati dal lavoro e dalle angherie dei secondini.

Più si scorre la tracklist e più si capisce che Woods ha dalla sua sempre nuove frecce da scoccare. Così, se gli archi gemono oltre i battiti cadenzati di “The Foreigner” e in “Bill Cosby” il sarcasmo viene impilato su un beat ostinato fronteggiato da un pianoforte minimalista, la superba “Pompeii” viaggia attraverso un tracciato in cui un drone cosmico si mescola con una muraglia sinfonica di wagneriana memoria.
“Blue Dream” (che è una delle tracce più autobiografiche del disco, con le sue liriche incentrate sulla fine di una lunga e travagliata relazione amorosa) vanta, invece, un ritornello arioso e un arrangiamento ricco di bollicine digitali e sommovimenti romantici. “DMCA” discute il problema della pirateria e della bulimia musicale dei nostri anni, ma implicitamente se la prende anche con l’industria discografica, a suo dire fin troppo colpevole di riciclare, fino alla nausea, i soliti cliché. Un beat d’acciaio, sample orchestrali e la voce di Mary Hopkin che canta "Those Were the Days" accompagnano, invece, “Human Resources” lungo il sentiero che conduce al dramma esistenziale dell’Uomo.

Sull’emozionante e soulful “The Wake” scorrono infine i titoli di coda. Anzi, no: se avete la versione cd del disco, in coda troverete “The Darkness”, con l’ospite Vordul Mega dei Cannibal Ox a dare man forte a Woods. Il risultato? Beat spavaldo e flow da vero motherfucker.

 

(11/10/2020)

  • Tracklist
  1. A Mis Enemigos (High Tide)
  2. Crocodile Tears
  3. The Man Who Would Be King
  4. Ca$h 4 Gold
  5. Body of Work
  6. The Foreigner
  7. Bill Cosby
  8. Freedman's Bureau
  9. Headband
  10. Blue Dream
  11. DMCA
  12. Pompeii
  13. Duck Hunt
  14. Nigerian Email
  15. Pump Up the Volume
  16. Famous Last Words
  17. Sour Grapes
  18. Human Resources
  19. The Wake
  20. [untitled]
  21. The Darkness
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