Coin Locker Kid

Traumnovelle

2012 (autoprodotto) | experimental & abstract hip-hop

Coin Locker Kid è un trio hip-hop di Chapel Hill, North Carolina, dove si è formato nel 2007, restando negli anni successivi ampiamente nell’ombra, soprattutto per la scelta di affidare la sua produzione a Bandcamp o, al massimo, alle musicassette, un supporto non certo à-la page in tempi come questi. Probabilmente, il loro disco più riuscito, nonché quello più avventuroso, è “Traumnovelle” (titolo che riprende quello dell’omonimo romanzo del 1925 dello scrittore austriaco Arthur Schnitzler). Prodotto in bassa fedeltà e in parte ispirato dall’ascolto di “Kid A” dei Radiohead, “Traumnovelle” (che senza timore alcuno si può tranquillamente inserire nella lista dei lavori più coraggiosi e sperimentali dell’hip-hop del nuovo millennio) è incentrato sulla storia d’amore di un ragazzo malato con una bella donna anziana, un’esperienza così dirompente da portare al dissolvimento del ragazzo nella propria amata. Che è, simbolicamente, un modo per parlare del dissolvimento dell’Ego nell’informe materia del caos originario.

Così, l’hip-hop dei Coin Locker Kid diventa un flusso sonoro in cui forma e destabilizzazione della stessa vanno di pari passo, tra musica da camera d’avanguardia e un uso surreale del rumore (“Here Comes Everybody”), fusioni free-form che, ancorate intorno a poderosi beat industriali o a tornado batteristici, fagocitano i soundscape astratti dei cLOUDDEAD, gli scenari apocalittici dei Dälek e i Pink Floyd in libera uscita elettronica di “On The Run” (“Walden Falls”). Sia “Rollergrrrl” che “Where The Angels Lie In Wait” prendono di petto, invece, la minimal synth, la prima condendola con la solita sfilza di disturbi rumoristi e un piglio grottesco che fa molto Residents, la seconda filtrandola invece con un flow distante e incupito dal tedio, mentre un bordone di synth incide sillabe di puro pessimismo. Prima di sfociare in una baraonda free-jazz, “Syriana” imbastisce una desolata ballata accompagnata da tamburi tribali e spinta verso il cielo da un brevissimo rapimento liturgico.
Si diceva, all’inizio, dell’ispirazione proveniente da una delle vette della band di Thom Yorke. Ebbene, una delle prove più evidente di ciò (insieme alla filigrana ritmica della già citata “Where the Angels Lie in Wait”, chiaramente figlia di quella di “Idioteque”) arriva dalla misteriosa “Whilst The Red King Sleeps”, nata pensando a un ibrido tra “Treefingers” e “Fitter Happier”.

Il boogie sovraeccitato di “Standing In The Sun” fa pensare, invece, ai Tv On The Radio, anche se quella coda space-noise è roba che appartiene più alla genìa di mostri sonici che fanno capo ai Chrome. “Against The Day” non ha alcuna intenzione di abbassare il livello della sperimentazione, con il suo coro di bambini, il suo ritmo marziale e un uso della voce sempre più efficace nel dipingere scenari psichici instabili. I cLOUDDEAD tornano a far sentire il proprio peso, ma non tanto come “sound” da imitare, bensì come punto di riferimento per traghettare l’hip-hop oltre l’ortodossia. Prima che cali il sipario, restano ancora la filastrocca electro-hop di “The Red King” e “The Future, Pt. 1”, un mix di charleston, jazz per orchestrine di second’ordine, blob acustici e discese nel maelström sulle tracce di Lennie Tristano.

(26/09/2020)

  • Tracklist
  1. Here Comes Everybody
  2. Walden Falls
  3. Rollergrrrl
  4. Syriana
  5. Whilst the Red King Sleeps
  6. Where the Angels Lie in Wait
  7. Standing in the Sun
  8. Against the Day
  9. The Red King
  10. The Future, Pt. 1
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