Prima che l’assalto scatenato dei californiani Ash Borer si rinnovi, bisogna aspettare più di un minuto, il tempo che una lunga e sinistra introduzione di synth faccia il suo corso. Poi, si viene catapultati nel mezzo di un maelstrom rocambolesco di urla, chitarre taglienti e batterismo assatanato, ennesima ode alla decadenza che fa leva su un impatto ipnotico ma che, ad un certo punto, sguscia via tra le maglie di un solenne detour strumentale.
Eppure, “Cold Of Ages” non si accontenta semplicemente di ripetere la formula del suo fortunato predecessore. I quattro californiani, infatti, mostrano di volersi dare una mossa, tentando soluzioni più melodiche e, in parte, più strutturate (si ascolti, per esempio, la prima parte di “Phantoms”, la cui coda è costituita da una misteriosa propagazione dronica, o il preludio atmosferico della più convincente “Convict All Flesh”, con la partecipazione della voce angelico-demoniaca di Jessica Way, già negli Worm Ouroboros), senza disdegnare pure dilatazioni oniriche dove il terrore è solo dissimulato (“Removed Forms”).
Un disco controverso, questo “Cold Of Ages”, ancora in bilico tra passato e presente, tra la voglia di guardare avanti e la sicurezza di quanto si è già costruito. Bisogna, insomma, aspettare la prossima mossa per capire cosa vogliono diventare gli Ash Borer.
19/08/2012