Savage Republic

Varvakios

2012 (Ltm Publishing) | art-rock, surf, experimental

Chi ben conosce i Savage Republic sa altrettanto bene che la loro musica, brutale e trascinante, è companatico velenoso di una rabbia di matrice sostanzialmente politica.
Fin dal 1982, anno in cui lo scioccante esordio “Tragic Figures” urlava sfrontato “The crisis of our Country is not caused by external forces” dalla finestra di una nazione che sguazzava nel fango della recessione di inizio decennio, l’incendiario collettivo losangelino è sempre stato in prima linea, musicalmente parlando, nello sfiancante contrasto ai cosiddetti “poteri forti”.
Con la naturale inclinazione all’invettiva, lontana anni luce da una qualsivoglia retorica da palco comiziale, questa “Repubblica Selvaggia” ha visto arruolarsi, nelle sue file trentennali, illustri esponenti della scena post-punk, con una forte attitudine all'industrial e alla sperimentazione avaguardistica, mantenendo pressoché inalterato il suo impeto congenito.

L’album del 1989, “Customs”, considerato tra i lavori più ispirati della band, ha rappresentato la prima testimonianza d’amore dei Savage nei confronti della Grecia e della sua cultura millenaria che, come un faro eterno, ha saputo guidare l’umanità verso i porti della civiltà moderna e della conoscenza filosofica, letteraria e artistica.
Abbandonata definitivamente ogni traccia gotica del trascurabilissimo “1938”, del 2007, e dopo l’ottimo 7” “Sword Fighter-Taranto!!!” (pubblicato dall’italiana A Silent Place), si torna con “Varvakios” a guardare alla Repubblica Ellenica, messa in ginocchio dagli aspri contraccolpi della crisi economica e bersaglio facile di efferate manovre degli speculatori, che si sono divertiti a scommettere sul suo imminente crollo finanziario.
Ethan Port e soci sono atterrati ad Atene il 13 febbraio dello scorso anno, all’indomani del voto parlamentare per il memorandum, accolti dai resti di una vera e propria battaglia consumatasi nelle strade che confluiscono in piazza Sintagma. Il presente album è stato interamente concepito, registrato e missato nei tre giorni successivi.

L’intro di “Sparta” è affidato alle voci e ai suoni catturati nel grande mercato all’aperto di Atene, chiamato appunto Βαρβάκειος (Varvakios); quando il poderoso basso e la familiare chitarra di Port fanno il loro ingresso, ha inizio una danza tribale lenta e carnale, scandita dalle percussioni e dalla voce cavernosa di Thom Fuhrmann, che riporta la memoria ai fasti di “Customs” e della sua “Archetype”. In seconda battuta, vi è lo stoner pulsante di “Hippodrome” che apre al violino esaltato di Blaine L. Reininger (fondatore dei Tuxedomoonguest star dell’album) e alla frenetica parentesi world music – dal sapore balcanico – della title track.
Con “Pigadi” si sconfina nell’avantgarde alla quale i Savage ci hanno, nel tempo, reso avvezzi: un flusso di distorsioni chitarristiche e pelli ridondanti che si collocano a metà strada fra il raggiungimento della tregua e il nefasto annuncio di una nuova rappresaglia. I field recordings che introducono “Kara”, tra i brani più interessanti e riusciti dell'album, si dissolvono in un richiamo a una new wave meticcia, in quanto contaminata dal fervore primitivo che contraddistingue il tocco percussivo di Alan Waddington.
“Poros” è una nuova immersione nelle acque della world music virata a etno-folk, il cui protagonista è nuovamente l’arco di Reininger, pregno, per l’occasione, di una malinconia che si propaga nella desertica “For Eva”. “Anatolia” è l’ultimo salto nelle vorticose atmosfere art-rock, di chiara derivazione punk, che hanno fatto dei Savage Republic un incontrastato colosso musicale.

Seppur con qualche cessione a un prevedibile manierismo, “Varvakios” è comunque il risultato di un’idea concepita e partorita in tempi davvero strettissimi, ma soprattutto fortemente sentita da tutti i componenti della band, nonostante la storicità della stessa si basi fondamentalmente sulle figure di Port e Fuhrmann.

(13/01/2013)

  • Tracklist
  1. Sparta
  2. Hippodrome
  3. Varvakios
  4. Pigadi
  5. Kara
  6. Poros
  7. For Eva
  8. Anatolia
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