Savage Republic

Tragic Figures

1982 (Independent Project) | post-punk, industrial, tribal

...Find myself in the middle of the jungle
Sound of drums it's all over in the background...

Il poliedrico bassista Bruce Licher, già fondatore dei Neef, è anche la mente di uno dei progetti musicali più distruttivi che l'assolata periferia di Los Angeles abbia partorito nella Golden Age del post-punk, prima, e dell'industrial, poi. Il progetto in questione ha contribuito pesantemente a stravolgere il sonnolento pubblico americano, ancora in preda ai postumi della sbornia pacifista targata '60 e primi '70. Il clan dei Savage Republic nasce all'inizio degli anni 80 dalle ceneri degli Africa Corps (nome abbandonato in quanto facilmente confondibile con "The Afrika Korps", band punk tedesca con idee politiche non proprio assimilabili a quelle degli omonimi d'oltreoceano). Il collettivo è animato da una rabbia politicamente connotata, oltre che dal desiderio carnale di issare la propria bandiera anti-capitalista nei primi, infuocati live. Il loro palco è solitamente invaso da bidoni metallici di ogni sorta, e ciascun componente della tribal-marching band (Philip Drucker, aka Jackson Del Rey, Mark Erskine, Bruce Licher e Jeff Long) si cimenta, lungo tutta la durata degli show, in interventi percussivi brutali.

Il primogenito di quest'orgia post-punk-industrial è "Tragic Figures", vero e proprio manifesto, per lo più strumentale, pubblicato nel 1982 per la Independent Project Records, altra creatura di Licher (che negli anni vanterà la pubblicazione di lavori di Scenic, side-project di Bruce, Autumnfair, Stereolab e Deception Bay).
La prima edizione, limitata a 1000 copie, è ricca di inserti artistici rigorosamente fatti a mano o stampati da una storica tipografia losangelina, di cui più tardi Licher diventerà proprietario. Ma rientriamo nei ranghi. Si parte con "When All Else Fails", l'incipit perfetto: passati i primi cinque secondi, si è già catapultati in una violenta danza voodoo, scandita da percussioni convulse di piatti, tom e tubi metallici. I potenti bassi di Licher e Long e la rude chitarra di Del Rey rendono in pieno il nebbioso effetto esoterico della cerimonia; i vocals sono oscuri e sentenziosi.

 

L'inesorabile ingresso nella giungla avviene con "Attempted Coup: Madagascar": il ritmo percussivo diventa sempre più frenetico (con l'aggiunta di urla demoniache in sottofondo), e il minimale quanto pericoloso riff di chitarra ipnotizza i fedeli, pronti al battesimo del fuoco. I rintocchi iniziali di "The Ivory Coast" addolciscono un tantino l'atmosfera, facendo da apripista alle chitarre distorte dell'episodio più marcatamente dark-post-punk dell'intero lotto; la furiosa batteria del buon Erskine non perdona neanche stavolta. L'attacco di percussioni e basso in "Next To Nothing" è pura sensualità e sudore notturno, sprigionati dalla voce di Del Rey (qui con venature à-la Marc Almond) che declama un testo onirico e visionario di "linee disegnate sulla carta" che "si trasformano in vapore" e di "edifici in fiamme, disegnati con le dita".
Con "Exodus", i Savage esplorano nuovi confini sonori, concependo l'embrione di quel desert-rock che rappresenterà la cifra di alcuni lavori a venire, "Jamahiriya Democratique et Populaire" su tutti. 

Con "Machinery", si apre l'atto secondo di "Tragic Figures". Chitarre oscure e marziali per il terzo brano cantato dell'album, che nulla ha da invidiare ai capitoli più sanguinari della prima tranche. "Zulu Zulu" è uninterludio che risalta per impronta elettronica, per via di quello spettrale synth in sottofondo. Intro di matrice noise-industrial, invece, per "Real Men", uno degli episodi più incazzati dell'album (secondo solo a "Kill The Fascists"), in cui la voce di Licher si fa sempre più rabbiosa e il tono sempre più accusatorio, sfiorando in certi punti le tinte proprie del metal: "The prophet is here/ And he has lies/ He's come to tell the world/ Kill him before he tries/ And Keep our society clean".
Quasi in dirittura d'arrivo giunge "Flesh That Walks", un temibile delirio dark dall'incipit in pieno gusto Bauhaus. Basso e piatti sono incalzanti e spastici tanto quanto i versi "You have come to teach, and we have come to eat", ripetuti ossessivamente come un mantra ancestrale. È la volta della già citata "Kill The Fascists", la parentesi più politica ma anche più lacerante di quest'opera prima. L'intera esecuzione fa leva sulle sole percussioni, picchiate malamente da tutta la formazione: siamo davanti a una vera e propria danza propiziatoria, con tanto di slogan (il titolo stesso) urlato fino allo stremo delle forze.

L'epilogo è eccezionale: la funerea "Procession" si divide in tre sezioni. All'inizio, l'incedere è quello di una marcia spettrale, lento e cadenzato, che sfocia in un cerchio infuocato di tamburi e piatti; il passo finale è la sostanza stessa di "Procession", un lungimirante quanto disperato atto d'accusa contro l'intero sistema messo in piedi dalla "Land Of Freedom": "The crisis of our country is not caused by external forces... The danger is ever growing... The crisis is real". Ad amplificare la sensazione di conclusivo smarrimento contribuiscono i lontani rintocchi di una mesta campana e le chitarre rantolanti di Jackson e Bruce, che guaiscono ferocemente per l'ultima volta, un attimo prima del compimento del rito.

Questa memorabile tracklist è stata ulteriormente arricchita nella riedizione in cd dell'album, curata nel 2002 dallo stesso Licher per la Mobilization Recordings di Ethan Port (tanto per giocare in casa). L'operazione di ri-editing ha previsto anche la pubblicazione di un cofanetto, "Complete Studio Box Set", in cui è contenuta l'opera omnia dei Savage, compresi i successivi "Ceremonial" (1985), "Jamahiriya Democratique et Populaire" (1988) e "Customs" (1989), nonché tutti i singoli, gli Ep e gli outtake.
Nel caso specifico, "Tragic Figures" è impreziosito dall'inserimento di altri sette brani, tra cui la morbosa "On The Prowl", la darkeggiante "Film Noir", la morriconiana "O Adonis", imperlata di sentori mediorientali, "Tragic Figure" (title track incisa successivamente) e una rilettura live di "The Ivory Coast".

(18/09/2011)

  • Tracklist
  1. When All Else Fails...
  2. Attempted Coup: Madagascar
  3. Ivory Coast
  4. Next To Nothing
  5. Exodus
  6. On the Prowl (bonus)
  7. Machinery
  8. Zulu Zulu
  9. Real Men
  10. Flesh That Walks
  11. Kill the Fascists!
  12. Procession
  13. Film Noir (bonus)
  14. O Andonis (bonus)
  15. Mobilization (bonus)
  16. Tragic Figure (bonus)
  17. The Empty Quarter (bonus)
  18. The Ivory Coast (bonus)
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