Da tempo ci stiamo chiedendo che fine abbia fatto Peter Andersson. Con il progetto Raison d’Être, lo svedese ha sostanzialmente dato il la a quello che sarebbe poi diventato il movimento industrial-ambient di casa Cold Meat Industry, con nomi come Desiderii Marginis, Atrium Carceri e Sephiroth a comporne i principali portabandiera. Ma dopo il bellissimo “Within The Dephts Of Silence And Phormations”, risalente all’ormai lontano 1995, la parabola ha iniziato una fase discendente culminata in lavori autoindulgenti e statici come gli ultimi “Metamorphyses” e “The Staints Of The Embody Sacrifice”, datati rispettivamente 2006 e 2009. Da quattro anni di Andersson si sono sostanzialmente perse le tracce, con la sola raccolta live “When The Earth Dissolves In Ashes” dell’anno scorso a tenere accesa la spia sul suo nome.
Stratvm Terror non è altro che il side-project rumoristico del musicista svedese, portato avanti al fianco di Tobias Larsson – nome piuttosto noto nell’ambiente di casa Old Europa Café ma pressoché sconosciuto ai più. Un’esperienza nata e arenatasi verso la fine degli anni Novanta, forte di due album ben poco lusinghieri e di una miriade di tracce sparse fra Ep, audiocassette, compilation e sampler. A ormai dodici anni da “The Only True Septic Whore”, secondo e ultimo album della saga, la storica etichetta di Pordenone decide di portare alla luce i frammenti dispersi di cui si parlava sopra e una serie di inediti, raggruppandoli in un monumentale doppio disco per tre ore scarse di musica.
Ben lungi dal segnare un ritorno di Andersson, dunque, “Aged Fractures And Dead Ends” si presenta invece come la classica release d’archivio, di quelle da tenere in casa quasi più per dovere di collezionista che per il suo effettivo valore. Il primo disco contiene in gran parte brani inediti, che si muovono senza variazioni sulle coordinate già espresse in precedenza dai due: che si tratti di gelide trame industriali (“Zyklon”, “Pogrom”), frammenti d’ambiance astrale (“Clear Unrine From The Feather Pillow”) o mine vaganti di pura harsh-noise da far invidia a Haswell e Drumm (tutti gli altri brani), il risultato è un continuo roteare su mondi già esplorati e passibili di sviluppo. Unica eccezione è la lunga “Hate”, distesa ambientale memore dei migliori frutti a nome Raison d’Être.
Leggermente meglio va nel secondo disco, che colleziona estratti da alcune compilation e da una performance tenuta ad Atene in occasione del festival della Cold Meat Industry. Questi ultimi cinque, posti in chiusura dell’album, riprendono in mano le trame rumoristiche con un piglio più industriale, mentre nel resto delle tracce si respira un’atmosfera più “accessibile” che arriva a lambire perfino il lato rock (“Kranivm I” e i vari episodi provenienti dall’audiocassetta “Slaying Of The Infants”) e quello esoterico (“Qklux” e i due estratti da “Germinal Chamber”).
Districandosi con difficoltà fra l’enorme quantità di materiale, non è impossibile trovare in questo “Aged Fractures And Dead Ends” risvolti positivi di un progetto mai davvero espressosi a livelli particolarmente elevati. Per assurdo (ma anche come ovvio), si tratta del miglior documento reperibile su una saga di importanza ridotta, specie se paragonata al progetto principale del suo protagonista primo. Questo fu Stratvm Terror, storia breve e insindacabilmente “minore”: a questa compilation va comunque il merito di saperla rappresentare al meglio, acquisendone però giocoforza anche gli attributi principali.
Superflua.
07/01/2013