Weep

Alate

2012 (Projekt) | alt-rock, post-wave

Tre anni orsono i newyorkesi Weep - creatura a totale suffragio del factotum Doc Hammer (già leader di Requiem In White e Mors Syphilitica, autore, scrittore, regista, attore, doppiatore e pittore) - diedero alle stampe una "doppietta" (quasi una "moda" dopo i Radiohead e "Kid A"-"Amnesiac") all'insegna di eleganza e spessore, irrompendo a sorpresa nel calderone del revival punk-wave: si trattava di "Worn Thin" e dell'Ep "6 Interpretations", capaci di farli passare come l'ennesimo azzardo vinto da Sam Rosenthal e dalla sua Projekt.

Oggi, con ben in vista il francobollo di matura "rivelazione", Hammer e i suoi tornano con questo "Alate", lanciato e sponsorizzato dalla label californiana a più di sei mesi dall'effettiva data di uscita e il cui promo arriva con tanto di booklet interno e design con vivisezione di una mosca e spiegazione della percezione visiva umana dell'insetto stesso.
Un pacchetto coi fiocchi, insomma, che una volta scartato rivela però un prodotto, già al primo ascolto, troppo "diverso" dalla formula che aveva lanciato la band, e al tempo stesso non abbastanza distante per poter rappresentare una coraggiosa evoluzione.

La prima nota di demerito, e senz'alcun dubbio la maggiore, riguarda la voce di Hammer: se in "Worn Thin" questa assumeva un tono dark, compassato e gelido, assistita non poco da vocoder e interventi in post-produzione, il nostro pare qui voler dar sfogo al lato "naturale" della sua ugola, che perde così in spessore e omogeneità, assumendo un registro sgraziato e selvaggio. La scelta non paga data anche la tipologia delle tessiture compositive: compassate, eleganti, quasi matematiche. Queste ultime paiono subire altrettanto una sorta di restyling: addio muraglie sintetiche e chitarre funeste à-la-Interpol, i nuovi Weep sembrano voler pensare positivo, votandosi a un alt-rock che si concede spesso e volentieri a melodie e ritmi sincopati. Il risultato è un ibrido di Editors, Tortoise e New Order che concede un ascolto piacevole e grazioso, senza però avvicinarsi minimamente alle atmosfere e alla qualità precedentemente emerse.

Non manca, nell'insieme, qualche episodio di notevole caratura: è il caso dell'oscura "Drift Towards Home", a cavallo fra i primi Placebo e i Cure, o la teatrale orgia nell'interpretazione di "The Passion Of Lovers", ovvero i Bauhaus stessi che sposano la versione maschile di Siouxsie. Nella gran parte dei brani, però, a prevalere è una certa spensieratezza, che ottiene risultati godibili negli episodi in cui abbandona qualsiasi cliché - come nel romantico decadentismo di "It's So Late" o nell'incedere corale di "Away To Nothing" - ma finisce quasi sempre col perdersi in un eccessivo manierismo (la ballata sussurrata "This Stolen Moon" e la doppietta finale funereo-paradisiaca "Fifteen Times"-"Alate Ardor") o con lo scivolare sulle sue stesse coordinate (la scontatissima "Lies Like Prayer", l'oscura ma non troppo "Can't Be True" e la vivace ma statica "They All Denied").

A conti fatti, ad "Alate" manca sostanzialmente una direzione: in Hammer paiono convivere contemporaneamente la paura di riciclare eccessivamente e una certa mancanza del coraggio necessario per potersi evolvere in maniera marcata. Due fattori che portano questo secondo capitolo della saga Weep a stazionare in un limbo di confine tra il "già sentito" e la voglia di sterzare per imboccare una strada nuova - che pare per altro essere ben lontana dalle corde, vocali e non, dell'artista. Resta solo il piacere di ascoltare un buon mestierante che sa il fatto suo: decisamente poco per quella che doveva essere la conferma di una delle realtà più interessanti del revival post-wave.

(07/09/2012)

  • Tracklist
  1. It's So Late
  2. Halved Heart
  3. Lies Like Prayers
  4. Drift Towards Home
  5. The Passion Of Lovers
  6. This Stolen Moon
  7. Away To Nothing
  8. Can't Be True
  9. They All Denied
  10. Fifteen Times
  11. Alate Ardor
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