Why?

Mumps, etc.

2012 (Anticon) | indie-hop

Votato dai solerti redattori di Pitchfork come l'album con la peggiore veste grafica del 2012, "Mumps, etc." ha decisamente ben altri problemi di cui preoccuparsi. Primo tra tutti: come diavolo sia riuscita una band che per un lustro ha catalizzato l'attensione di tutti i media (sì, OndaRock compresa) strappando valutazioni da "primo della classe" come fosse un passatempo estivo, a giungere con un giro di boa a questo abominio indie-hop, o se preferite indie-rap. Per questi tre ragazzi di Cincinnati, ora diventati sei (crediamo forse per dividersi meglio le colpe), penne illustri hanno scomodato in passato paragoni con Beck, Talking Heads, Beach Boys, Residents, Pavement, persino con il "White Album" dei Beatles.
E ora? Adesso, se il mondo fosse un posto migliore di quel che è, dovrebbero fare tutti un giro di telefonate per chiedere scusa ai diretti interessati per l'eccesso di fiducia concesso agli autori di "Elephant Eyelash" (forse l'unico capitolo, con il senno di poi, veramente valido di una discografia che ormai consta di 18 tra album, Ep e singoli).

Barba e baffi da hipster in quoquo modo, t-shirt da indie-trasandato d'ordinanza, con la già nota Liz Wolf a fare da "quota rosa" e il solito Doug McDiarmid dietro le tastiere, i tre Why?, pur cercando di mutare la pelle da "Eskimo Snow" verso un indie-pop tanto paraculo da far loro finalmente ottenere il successo al quale aspirano, sembrano ormai per costituzione incapaci di destare meraviglia (piuttosto le 13 tracce, messe in seguenza, raggiungono un effetto quasi comico).
E questo, a 5 anni dal sufficiente "Alopecia", con un altro disco mediocre nel mezzo ("Eskimo Snow" appunto) e un live di ripiego per sfruttare il proprio supposto hype all'inverosimile ("Almost Live from Eli's Live Room"), si può affermare che sia un difetto bello e buono.

Yoni Wolf, che intanto si sta mettendo una serie di possibili alternative in tasca, come componente dei redivivi Clouddead, Reaching Quiet o Hymie's Basement, produttore o talent-scout, vista l'aria che tira, sembra aver deciso di giocare con le carte più semplici e ruffiane in circolazione. Ne viene fuori un'entità che sembra voler somigliare ai Weezer, ai Jimmy Eat World di fine anni Novanta (per chi se li ricordasse ancora) e ai The Streets del periodo mediano, quello più verboso e meno ficcante per intenderci, piazzando qua e là piccoli personali accenni ai colpi di genio di Danger Mouse e Yeasayer.
Il risultato è piacevole, ma totalmente inoffensivo, anche se il marchio di fabbrica resta tutto sommato il medesimo, soprattutto se confrontato con il burrascoso (nel bene e nel male) passato. E gli dice anche "sfiga" che la loro sia oggi roba ancora troppo recente (e troppo ancorata a una memoria sempre più a breve termine nel sentire la musica) per definirsi vintage, per sciogliersi ed entrare nel mito delle band durate soltanto cinque anni e passate alla storia; ci sono troppi raffronti possibili per renderla una scelta sorprendente.

Volete vedere che alla fine avevano ragione i Lo Stato Sociale (feat. Caparezza, nel video di "Sono Così Indie") a sbeffeggiare clamorosamente la Anticon e chi ne ascolta senza senso critico l'intero catalogo?

(10/01/2013)

  • Tracklist
1. Jonathan's Hope
2. Strawberries
3. Waterlines
4. Thirteen on High
5. White English
6. Danny
7. Sod in the Seed
8. Distance
9. Thirst
10. Kevin's Cancer
11. Bitter Thoughts
12. Paper Hearts
13. As a Card




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