Rachel Zeffira

The Deserters

2012 (RAF) | ethereal-pop

Fra le uscite che hanno segnato musicalmente il 2012, vi è senz'alcun dubbio stato l'omonimo debutto dei TOY, ovvero la formazione che si è di fatto candidata a raccogliere il testimone degli Horrors nel panorama moderno del rock britannico. Con ciò non si sta certo cercando di annunciare un passaggio di consegne o di eredità, vista la sostanziale vicinanza temporale e lo stato di forma dimostrato dai secondi nella loro uscita discografica più recente. Le due band sono però legate da una relazione molto stretta, fatta sì di affinità stilistiche e reciproche collaborazioni sui palchi, ma anche di un filo conduttore che unisce in molti aspetti i loro percorsi.

L'album di debutto della canadese Rachel Zeffira poteva idealmente porsi come una sorta di fulcro dell'intera vicenda, il primo effettivo punto d'incontro discografico fra le due band. Zeffira, soprano “prestato” al mondo della musica popular, è infatti la metà femminile dei Cat's Eyes, duo completato dal leader degli Horrors Fairs Badwan e sostanzialmente un interessantissimo side-project dello stesso. In questo “The Deserters” - che, lo diciamo subito, è tutto fuorché debitore dei percorsi di cui sopra – la guest star più conclamata è Maxim Barron, in arte Panda, il bassista dei TOY.

Una confezione coi fiocchi e un cast ridotto ma di forte impatto non sembrano però aver scalfito in alcun modo la personalità della canadese: e così, “The Deserters” è unicamente il disco solista di Rachel Zeffira. Dieci vividi rintocchi di puro ethereal-pop, i cui arrangiamenti (prevalentemente) di stampo orchestrale trasudano i trascorsi classici della cantante, tracciando sostanzialmente una linea di congiunzione fra il suo bagaglio passato e il più recente matrimonio con il mondo della canzone. Per mezzo di malinconiche ballate folk per fiati e voce (“To Here Knows When” presa in prestito da nientemeno che i My Bloody Valentine,, “Waiting For Sylvia”), acquarelli romantici per archi (la splendida title track, “Letters From Tokyo (Sayonara)”, “Star” - Singh Khaur docet) e sonate per pianoforte e voce (“Silver City Days”), il disco si muove sulle coordinate di un pop etereo strettamente imparentato con la spiritualità (ma guai a parlare di new age), che trova nel clima invernale il suo principale tratto somatico.

Due sole sono le concezioni a suoni e strutture più vicine all'alt-pop: “Here On In” - che potrebbe tranquillamente essere la reinterpretazione British di un brano dei connazionali Metric, con l'aggiunta dell'orchestra, e dove si sente forte e chiara la presenza di Panda – e “Break The Spell”, parentesi non distante dal barocco aperta addirittura a qualche rivolo elettronico.
Sull'organo da chiesa scandito da ritmi placidi di “Goodbye Divine” - l'ultima delle tre eccezioni alla formula dell'album – si chiude un lavoro compiuto e toccante, il cui tasso di suggestione è probabilmente maggiore del valore strettamente musicale.
“The Deserters” deluderà chi si aspettava la sorpresa, il colpo di genio, il coniglio dal cappello: è un disco “retrospettivo” che raccoglie a sé l'esperienza accumulata negli anni da Zeffira, condita a meraviglia da una voce in ogni caso formidabile. Un album semplice, da godersi senza troppe pretese, aspettando il progressivo arrivederci dell'inverno.

(29/01/2013)

  • Tracklist
  1. The Deserters
  2. Here On In
  3. Letters From Tokyo (Sayonara)
  4. Front Door
  5. Break The Spell
  6. Silver City Days
  7. Star
  8. To Here Knows When
  9. Waiting For Sylvia
  10. Goodbye Divine
Rachel Zeffira on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.