Cat's Eyes

Cat's Eyes

2011 (Polydor) | vintage pop

Potrebbe rivelarsi non così estemporaneo, questo progetto di Faris Badwan, eminenza grigia dei quotatissimi Horrors, tra i capofila della scena rock inglese più sofisticata, assieme ai rivali Wild Beasts (entrambi peraltro di ritorno a breve con il fatidico terzo album). E non avremmo nulla da ridire al riguardo, almeno se i risultati continueranno a essere quelli mostrati da un album come “Cat’s Eyes”. In compagnia della soprano e polistrumentista canadese Rachel Zeffira, il tenebroso musicista britannico ha infatti sublimato la propria devozione mistica nei confronti delle cosmogonie sonore anni Sessanta attraverso un lavoro di ricostruzione immaginifica, in bilico tra il fanatismo filologico del collezionista incallito e la più seducente negromanzia.

Le dieci brevissime schegge assemblate dal duo (che, come molti sanno, ha avuto il proprio battesimo ufficiale niente meno che in un'esibizione al Vaticano) attraversano con movimenti sinuosi l’ordito mitico delle colonne sonore firmate da Ennio Morricone o da Piero Umiliani (sentite “I’m Not Stupid”, “The Lull” o “Bandit”), rimbalzando sulle soavi melodie di Lee Hazelwood e Nancy Sinatra (“Face In The Crowd”), ma anche di Serge Gainsbourg e Jane Birkin (la bellissima “Over You”, “Not A Friend” o “I’m Not Stupid”, canzoni che chiedono solo di sdraiarsi sulle loro ginocchia per lasciarsi accarezzare con placido abbandono la fronte segnata da bui presagi).

L’amore per le innocenti poetiche spectoriane e per il titanismo romantico dello Scott Walker orchestrale, così come la passione maniacale per i jingle radiofonici della BBC più visionaria (passione già in parte testimoniata dal progetto parallelo dei colleghi Rhys Webb e Tom Cowan, a nome Spider And The Flies), tutto si rifonde in una liturgia, delicata e sentimentale, in cui la finzione più stilizzata si media con la bellezza scintillante dell’artefatto godibile in sé e per sé, al di là di ogni più raffinata semiologia. Un disco che è anche e soprattutto una metafora perfetta della grandezza e della miseria della musica pop contemporanea. Contemporanea a qualsiasi tempo o epoca, tranne che a se stessa.

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(02/05/2011)

  • Tracklist
1. Cat’s Eyes
2. The Best Person I Know
3. I’m Not Stupid
4. Face In The Crowd
5. Not A Friend
6. Bandit
7. Sooner Or Later
8. The Lull
9. Over You
10. I Knew It Was Over
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