La Pulaski Road è una lunga arteria che attraversa la città di Chicago: una strada che di notte non ha proprio nulla di poetico… Per questo l’espressione “I want to see Pulaski at night” è rimasta impressa nella memoria di Andrew Bird: che ancora oggi non ha dimenticato quell’idea piuttosto surreale, suggerita all’improvviso da uno studente tailandese in visita a Chicago.
Il songwriter americano allora aveva vent’anni e non avrebbe certo immaginato che, un giorno, quella frase sarebbe diventata il titolo perfetto per un Ep. Un Ep quasi interamente strumentale pubblicato per la piccola etichetta Grimsey, che gravita tutto intorno al brano che ha ispirato il titolo, “Pulaski At Night”: “Avevo questa nuova canzone pronta”, spiega Bird, “e invece di aspettare qualche anno per farla uscire ho composto una sorta di colonna sonora per accompagnarla, come se la canzone fosse un film”.
Alla genesi estemporanea dell’Ep corrisponde la sensazione di un lavoro licenziato di getto, che non si distanzia troppo dalle precedenti esperienze di Bird con il formato strumentale. L’architettura delle improvvisazioni, nei due movimenti di “Ethio Invention” e in “Hover II”, è quella ormai familiare: la lenta tessitura del tappeto ritmico, le divagazioni del violino, il suono che va a sfumare in riverberi circolari.
Tra le suggestioni classiciste di “Hover I” e il pizzicato più stringente di “Logan’s Loop”, non c’è da stupirsi allora che l’unico momento ad apparire veramente compiuto sia quello in cui la voce di Bird torna a farsi sentire: “Pulaski At Night”, posta emblematicamente al centro della scaletta, è un’ode a Chicago “city of light” tutta giocata sul dualismo tra il passo incalzante e il distendersi della melodia.
Il resto dell’Ep è come un riflesso delle diverse sfaccettature della canzone, da cui ogni brano sembra trarre a vario modo spunto. E chissà che anche gli episodi strumentali del disco non possano trasformarsi prima o poi in nuove canzoni vere e proprie, secondo quel gioco di recupero e riscrittura messo in pratica spesso in passato dal songwriter americano: in questo senso, il fischio suadente di “Lit From Underneath” si presenta già da ora come un ottimo candidato per future reinterpretazioni. Nel frattempo, “I Want To See Pulaski At Night” resta comunque un capitolo decisamente minore nella discografia di Andrew Bird.
22/11/2013
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