Il sound rotondo di “Pre Language” diventa cupo e ossessivo in questo quarto lavoro della formazione americana. Ma è un incubo, per certi versi, sbiadito, perché la ripetitività monocromatica di certi brani, più che ispirare visioni disturbanti o somministrare dosi di terrore, finisce il più delle volte per risultare stucchevole. E’ il caso, per dire, della lunghissima “Ultra”, quasi dieci minuti di pulsioni Joy Division ma senza il sacro fuoco della disperazione covante.
Tanto fumo e poco arrosto, insomma, per una formazione che davvero non riesce mai a convincere del tutto. Inoltre, la miccia innescata dall’iniziale “Girl”, con le sue convulsioni e i suoi schiamazzi lo-fi noise, è quanto di più fuori luogo possa esserci… Ma, forse, si tratta di un modo come un altro per tenere desto il contatto con gli esordi, chi può dirlo? Resta il fatto, comunque, che neanche il post-punk in odor di melma psichedelica di “Weird House”, il beat pronunciato ed elastico di “Elite Typical” e le trame misteriose di “New House” riescono a ferirci come dovrebbero.
Peccato.
02/09/2013
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