Giles Corey

Hinterkaifeck

2013 (Enemies List) | lo-fi dark-folk

Infaticabile, inarrestabile Dan Barrett. Non bastava dapprima la pubblicazione dell'omonimo “Giles Corey” (nom de plume del suo progetto solista), lavoro conteso tra impeti marziali, sconfortanti visioni in odor d'apocalisse e più piane dissertazioni di estrazione folk, che lo ha portato all'attenzione del pubblico indipendente due anni orsono. Non bastava nemmeno il pantagruelico concept in tre atti “Deconstructionist”, a cavallo tra la filosofia e la pretenziosità gratuita, che già l'inizio del 2013, per la metà dei gothsters Have A Nice Life (per i quali si vocifera un ritorno sulle scene proprio quest'anno), lo vede mostrarsi con ben due uscite.
La prima, “Live In The Middle Of Nowhere”, come da titolo immortala un live set tenutosi lo scorso 24 febbraio in quel di Meriden, Connecticut, l'altra invece, e ben più interessante ai nostri fini, è un Ep contenente materiale inedito, scritto e pensato proprio per la dimensione dal vivo di cui poco sopra. Ne deriva quindi un lavoro votato a una maggiore istintività d'approccio, a una “spontaneità” che pur nel formato ridotto dell'uscita pare ancora voler guardare in avanti, suggerendo nuove piste da prendere.

Se non pochi sono i contatti con il suo lavoro del 2011, specialmente nel dar forma a brani improntati a una struttura autoriale più definita, dalle pronunciate caratteristiche "popolari", qui il processo arriva a un ulteriore stadio di definizione, riducendo al minimo le tentazioni rumoriste e gli slanci militareschi, a giovamento di un più ampio spazio dato alla scrittura, che potrebbe dare il via a un percorso dal forte taglio cantautorale. Certo, non si può pretendere con uno come Barrett di trovarsi di fronte a canzoni pulite e dal suono bello rotondo; o meglio, almeno per adesso una questione del genere non si pone proprio.
Ecco però, che tra le nebbie di suono che si avvolgono attorno all'immaginario sfocato di “Winter's House”, così come gli echi shoegaze (memori della lezione della band madre) che interferiscono con le dichiarazioni sconfortanti di “Guilt Is My Boyfriend”, non vengono mai soffocati il pizzicare della chitarra acustica e la cadenza sofferta della voce, la quale anche nella tempesta sonica circostante non manca di suggerire melodie lontane e accorate, figlie di uno slancio espressivo dolente e viscerale. E coi titoli di coda affidati alle cadenze violacee di “Wounded Wolf”, diventa oramai una convinzione che il tragitto di Giles Corey non sia ancora arrivato al suo capolinea.

Forse è troppo poco per poter ancora giudicare dove il Nostro voglia andare davvero a parare, per adesso questi tredici minuti di profondissima angoscia non mancheranno di rinnovare gli appetiti degli accoliti e gettare un'insolita, per quanto parziale, luce sulle lunghe ombre del musicista di Glastonbury.

(13/03/2013)

  • Tracklist
  1. Winter's House
  2. Guilt Is My Boyfriend
  3. Wounded Wolf
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