JK Flesh & Prurient - Worship Is The Cleansing Of The Imagination

2013 (Hydra Head Records)
noise, post-industrial

L’ultima release della (tristemente) morente Hydra Head è uno split bifronte che riassume in sé un universo distorto, in bilico tra i mondi malati e cacofonici dei suoi creatori, Justin K. Broadrick, fondatore dei Godflesh e poi dei Jesu, e Dominick Fernow aka Prurient.



Opera magnificamente contorta e paranoica, attraversata da linee ritmiche massicce e atmosfere patologiche, “Worship Is The Cleansing Of The Imagination” è diviso equamente fra i due artisti statunitensi, ma si tratta di una mera sfumatura matematica.
Le due dimensioni sono in piena comunicazione, un moto di creazione-distruzione vibra circolarmente all’interno di un disco che cerca di unire in sé più stratificazioni e più livelli di immaginario. 
Per Broadrick (nella sua nuova veste di JK Flesh) si tratta di riprendere nella mani un mondo metallico post-industriale e parafrasarlo in un linguaggio elettronico, tra la techno e lo sperimentale più destrutturato.

“Fear Of Fear” è un assalto cyber-techno-drum'n'bass, figlio tanto dei Godflesh, dei Techno Animal, quanto dei Black Rain più agorafobici. La seguente “Deceiver” continua questo stupro elettronico, mentre alcune linee gelide di synth sembrano riecheggiare tra pareti lisergiche, sacre, a testimoniare un atto di iniziazione.
La coppia centrale, “Obedient Automaton”–“Chosen Books”, è il ponte di congiunzione tra i due artisti: un’osmosi virale di tenebre illbient e ritmi ipercinetici trafitti da voli stridenti di feedback. Una cancrena ipnotica che si cristallizzerà pian piano, avvolta dalla placenta anestetica di “Entering The Water”, in cui Prurient riesce a sintetizzare un opaco ambiente in cui frastuoni e pulsioni sono ovattati da glaciali pareti circolari.


La conclusiva “I Understand You” è forse una delle più oniriche e dolci costruzioni sonore operate da Fernow. Un’atmosfera invernale dominante su nudi ingranaggi in corto circuito, sorretta da brevi fremiti distorti, e da poche nostalgiche note di synth che riescono a cucire attorno ai circa sette minuti del pezzo un’aurora fosforescente, una densità emotiva quasi spirituale, capace di chiudere il processo iniziato dal caos demofobico di “Fear Of Fear”.
È triste pensare che questa release sia quasi un epitaffio della storica etichetta che produsse capisaldi del genere estremo come: Agoraphobic Nosebleed, Dillinger Escape Plan, Cave In, Cult Of Luna, Isis, Sunn O))), Harvey Milk, Merzbow e moltissimi altri.

È naturale pensare che abbiano voluto sigillare la loro attitudine regalandoci un maestoso lavoro di due fra i più interessanti (e storici) rappresentanti di una visione avanzata di musica radicale come Broadrick e Fernow, capaci di sintetizzare la violenza sonora con una poetica malata, atmosfere inquiete di un presente senza riferimenti per il futuro, se non la propria carne ormai dilaniata e resa irriconoscibile dalle tante mutazioni a cui si è sottoposta.

Tracklist

  1. Fear Of Fear
  2. Deceiver
  3. Obedient Automation
  4. Chosen Books
  5. Entering The Water
  6. I Understand You

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