Nevica Su Quattropuntozero

I Diari Miserabili Di Samuel Geremia Hogan

2013 (DiscoDada) | songwriter

Gianluca Lo Presti inizia la sua carriera di cantautore esistenziale con il mini “Frammenti Del Mio Io” (1997), improntato a un’elettronica rarefatta e un abuso di frammenti parlati, inframezzato da un canto che riecheggia sia Renato Zero che Franco Battiato, e ricolmo di atmosfera. Il primo disco lungo “Cent’Anni Di Solitudine” (1999) tranquilizza un po’ quella vena sperimentale e si concentra più spontaneamente su canto e voce. Nella parata di stili (funk-rock, ballata folk, etnico persino) si stagliano la jam techno-rock di “Il Barone Nero” e l’elettronica cubista di “Angie e Le Stelle”. Il centro del disco prende la rincorsa dal Franco Battiato oracolo di metà carriera, via via affinandosi fino agli 8 metafisici minuti di “Canto Lento”. Questa primissima parte di carriera imposta le basi della sua successiva produzione.

“Nevica Su Quattropuntozero”, ben otto anni dopo (2007), è così una decisa ripartenza sempre più personale e sempre meno confusa, imperniata decisamente sulla folktronica di Notwist e Pinback, più in generale adottando gli umori elettronici di Brian Eno, che redimono le melodie facili del canto (ancora il Battiato mistico campeggia in “Piccoli Meccanismi Sincronizzati”), o una distorsione noise-pop (“Hana-Bi”, “Se Mi Tocchi Tu”), e un rhodes cristallino (“Mr Sullivan”). La ballata dolente finale “Debole” trova forse il miglior equilibrio.

A partire da questo disco Lo Presti prende il giusto slancio, adottando non a caso proprio il moniker di Nevica Su Quattropuntozero, il cui primo “Lineare” (2010) prosegue ed esplora le nuove possibilità, potenziando il canto in forza di j’accuse, ma soprattutto aumentandole con elementi wave alla Suicide e sconfinando nello spirito nei Csi contriti di “Linea Gotica”.
Il nuovo “I Diari Miserabili di Samuel Geremia Hogan” semplicemente dilaga, allarga il sound fino a renderlo un pianto. I post-punk glaciali contesi tra slogan e litania di “L’Amputazione” e “La Vita Che Passa”, che s’impenna in un ritornello pop, sono le ultime concessioni alle sue radici.

La parte maggiore sprofonda nella bruma dell’elettronica mitteleuropea, rimembrando i più spettrali Offlaga Disco Pax ma passando oltre in una visione misticheggiante. La bagattella per voce filtrata e droni sintetici di “Gli Avanzi” suona come se un alieno arrangiasse una ballatona sanremese; anche quando nella seconda parte si remixa in senso ballabile, Lo Presti non attenua la cupezza. Il suo canto è spesso monocorde come un salmodiante, ma in “Borderline” si accende in un impeto di rabbia, folgorato dalle dissonanze del fuzz e dalle tastiere elettroniche, aggiungendo nevrosi all’autocompatimento.

Il synth-pop cosmico e solenne di “Promiscuità” si porta costantemente dietro un sentore di solenne tragedia, e anche la glaciazione sospensiva digitale di “Incolume”, che quasi cita gli M83, si potenzia negli echi, nel lavoro quasi barocco delle tastiere, ma soprattutto nell’assenza di batteria. Disfunzioni (battito hare krishna, brezze delle tastiere, canto congelato) compongono l’impeccabile ode di “Ailin”. La ballata mortifera di “La Tossicità Della Felicità” è incorniciata da un’intro atonale di disturbi cacofonici e una coda epica di psichedelia electro.

E’ anche una virtuale ricapitolazione delle sue intuizioni il quinto disco lungo del ravennate Lo Presti (sesto se si conta “Nuovi Programmi per Oggi” dei Mono-Fi, 2003), prodotto con Lorenzo Montanà (anche co-scrittore in tre brani) ma soprattutto è - con tutti i suoi peccati di accidia emotiva - il suo parto più intransigente, dagli stimoli di universalità, non banale e anzi metaforico nell’accompagnare liriche inerti - piccoli epitaffi - a suoni ibernati e allucinati. Un diario (scritto dal fittizio Samuel Geremia Hogan del titolo) in ogni caso mai fuori controllo. Ospiti eccellenti ma sapientemente amalgamati, da Bruno Dorella a Umberto Palazzo, Giuseppe LoBue e la sorella Ginevra Lo Presti (anche voce recitante), che ne fanno un sound ormai di gruppo; artwork di Emilio Albertoni, foto di Marsha Leoci e Anna Pierottini.

(05/12/2013)

  • Tracklist
  1. Promiscuità
  2. Gli Avanzi
  3. L’Amputazione
  4. Borderline
  5. La Vita Che Passa
  6. Salmo 11
  7. Incolume
  8. La Tossicità Della Felicità
  9. Ailin
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