MARK TEMPLETON - Jealous Heart

2013 (Under the spire)
ambient-glitch, electroacoustic
6.5

Mark Templeton è uno di quei nomi richiestissimi e quotatissimi negli ambienti più “in” di mondi come teatro e cinematografia e snobbati dai più a livello discografico. Polistrumentista dai mille volti, dedito da ormai quasi una decade alla ricerca di un punto d’incontro tra melodie tradizionali del folk e le frontiere più avant dell’elettronica sperimentale, è riuscito a ottenere commissioni per alcuni degli eventi più importanti in terra canadese e non (su tutti festival come il MUTEK e l’Unsound), riuscendo a sdoganare una proposta musicale in ogni caso sempre segnata da un’accessibilità non comune.

Negli ultimi anni, grazie anche al sodalizio con il regista e artista audiovisivo Aaron Munson, la sua musica si è evoluta, lasciando indietro le trame pastorali care agli ultimi Mountains per raggiungere una dimensione puramente atmosferica, immettendosi a pieno titolo nella corsia dell’ambient elettro-acustico. In tal senso, questo nuovo “Jealous Heart” – che segna anche la sua prima escursione al di fuori della fida Anticipate Records, in favore della britannica Under The Spire – funge da consacrazione per questa sua nuova identità musicale, mantenendo il legame con i tratti “naturalistici” del suo sound per mezzo di field recordings e della chitarra acustica, ma concedendo ai quieti flussi elettronici e a disturbi soffusi il centro della scena.

Ambient-glitch è dunque la parola chiave per aprire le porte di questo elegantissimo bignami, come testimoniato dai funambolismi concreti di “Once Were Down”, dai gorghi spiritati di “Kingdom Key” e dalla trance nebulosa in pieno stile BJ Nilsen della breve “Matinee”. Altrove sono invece stralci di puro stampo elettro-acustico a issarsi sui mormorii sintetici, come nelle eco sinistre di “A Distant Hum” (un po’ Necks, un po’ Brandlmayr) e nell’autentico split concreto di “Straits”, benché a cogliere maggiormente nel segno siano ancora una volta gli acquarelli ambientali più puri e passionali, come la dolcissima ouverture di “Buffalo Coulee”, la sinfonia da camera di “Sinking Heart” e l’oscura massa vibrante della cavalcata “Flat3”.

Con quest’uscita in solo formato Lp, Mark Templeton tira le fila dei discorsi intrapresi negli ultimi anni, completando a pieno titolo la metamorfosi in esponente di livello del glitch ambientale. Il suo tentativo di unire le due dimensioni parallele della disfunzione e dell’avanguardia elettro-acustica centra il bersaglio senza a dire il vero stupire troppo. “Jealous Heart” è un’opera concepita e curata in ogni minimo dettaglio, levigata a puntino e nata senza alcun intento di sorprendere o rivoluzionare il canone sonoro a cui si rifà. Ciò che impedisce all’album di raggiungere vette memorabili è la mancanza di freschezza e mordente, lacune che non impediscono comunque un ascolto di livello e tutto fuorché pesante.

13/04/2013

Tracklist

  1. 1. Buffalo Coulee
  2. 2. Once Were Down
  3. 3. Sinking Heart
  4. 4. Carved And Cared For
  5. 5. Kingdom Key
  6. 6. Matinee
  7. 7. Flat3
  8. 8. A Distant Hum
  9. 9. Jealous Horse
  10. 10. Straits

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