Altre di B

Sport

2014 (Gente Bella - La Pioppa) | alt-pop

Sherpas often have no merit.
They pass unnoticed in the daylight.
I guess you know what I refer to, 
I guess you felt like this many times. 
(da “Sherpa”)
 

Ci pensavo proprio l’altro giorno, parlandone con un caro amico che non vedevo da un po’ di tempo. Si discuteva di nostalgie e ricordi di un passato (ormai purtroppo remoto) fatto di campi polverosi e pali delle porte fatti con le magliette, di intere giornate trascorse a rincorrere un pallone nell’oratorio del nostro paese, di pause sotto il grande albero per asciugare il sudore dalla pelle e riprender fiato da quelle epiche, interminabili e bellissime battaglie.
Ora che siamo cresciuti, che le nostre sfide quotidiane si giocano su altri campi (spesso ugualmente polverosi) e l’unica cosa che ci è rimasta da rincorrere sono i treni e le metropolitane per raggiungere i nostri lavori precari e sottopagati, ricordiamo quei tempi andati con il sorriso nostalgico di chi vorrebbe rivivere le stesse sensazioni di libertà e spensieratezza, di allegria e di piccole gioie sportive, specialmente ora che la bella stagione bussa puntuale alle nostre finestre.

Arriva dunque al momento giusto questo ottimo disco di Altre di B, una delle più interessanti realtà musicali nate all’ombra delle Due Torri di Bologna (e la metafora del grande albero ritorna ancora buona); l’album, non a caso, si chiama “Sport” e contiene al suo interno nove piccole gemme indie-pop germogliate come minuscoli spaccati di vita sportiva in cui vengono celebrati storici passatempi ludici e personaggi a loro modo diversi e leggendari: fra gli altri lo sherpa Tenzing Norgay, il capitano dell’Italia Mundial Dino Zoff e Garri Kasparov, il più grande scacchista di tutti i tempi.
Loro, gli Altre di B, sono cinque ragazzi bolognesi che se la cantano e se la suonano insieme dal non troppo lontano 2006 (altra data che non può lasciare indifferenti gli amanti del calcio...) e che, dopo aver calcato i palchi di tutta Italia ed essere arrivati pure negli Stati Uniti nello scorso novembre, giungono anche alle nostre orecchie con questo lavoro bello fresco e frizzante, dalle sonorità gentilmente svolazzanti e light fin dal primo assaggio.

Le bollicine pop schizzano un po’ dappertutto nell’atmosfera colorata della bella stagione che arriva, supportate dai luminosi battiti di synth e dagli eleganti tappeti di chitarre elettriche tirate a lucido per l’occasione. Sullo sfondo rimane sempre un velato rimando a quell’indie very british che, musicalmente parlando, ci ha preso quasi tutto. Un po’ quello che la Cina ha saputo fare con la nostra malridotta economia; dalle parti di Bologna, dopo aver visto volar via qualche mese fa il loro idolo calcistico Alino Diamanti verso i danari d’Oriente, se ne saranno accorti già da un po’.
La narrazione di questo “Sport” si dipana vivace su linee melodiche saltellanti e colorate (“Kasparov”) omaggiando qua e là Tokyo Police Club e Weezer (“Zoff”) e riesumando a tratti le meraviglie alt-pop dei migliori Architecture in Helsinki di “In Case We Die” (“1998” e “Slalom”). In mezzo troviamo l’irruenza di “Rolland Garros” che ricorda un po’ “Corso Trieste” dei Cani (e non è detto che sia un male) oltre ai preziosismi easy-listening di “Shimano” e “Subbuteo”, veri e propri quadretti melodici che risplendono della calda e avvolgente luce della primavera.
Come avrete notato, ogni titolo rimanda a quello che è il filo conduttore di tutto l’album, ovvero lo sport inteso come spaccato degli alti e bassi della vita, metafora dei traguardi e dell'abnegazione, delle gioie e dei dolori, capace di unire e fare emozionare generazioni intere di ragazzi più o meno diventati adulti.

Ed è proprio in un momento della nostra vita in cui ci sentiamo un po' tutti più grandi che ci piacerebbe guardare allo sport (e più in generale alla nostra vita) con gli stessi occhi della nostra fanciullezza, dimenticando per una volta gli stipendi milionari e il “tifo contro” per soffermarci sulle storie spesso al limite del mitologico dei suoi protagonisti del passato. Il campetto di periferia era il nostro Bernabeu, i nostri riferimenti erano tanto campioni milionari come Batistuta e Ronaldo (quello vero) quanto eroi di provincia come il Bisonte Hubner o il Cobra Tovalieri. Ah, beata gioventù!
Ricapitolando: mai come oggi, se esiste veramente qualcosa che fa la differenza nella musica, di sicuro è avere qualcosa da dire, un concetto da veicolare, delle storie da raccontare. Se poi tutto questo riesce pure a strapparci un sorriso, facendoci ripensare a quanto siamo stati felici inseguendo un pallone nel campetto dell’oratorio di paese, allora tanto meglio. Bravi, veramente.

(15/04/2014)

  • Tracklist
  1. 1998
  2. Sherpa
  3. Kasparov
  4. Shimano
  5. Roland Garros 
  6. Subbuteo
  7. Slalom
  8. Zoff
  9. Bonnaroo


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