Bohren & Der Club Of Gore

Piano Nights

2014 (Ipecac/PIAS) | noir jazz

Il percorso dei Bohren & Der Club Of Gore ha seguito nel corso degli anni un processo di progressiva astrazione di ogni sistema empatico-comunicativo, arrivando con i recenti “Dolores” e, soprattutto, “Geisterfaust” a ridurre ogni schema a particelle fluttuanti nel vuoto più nero e rintronante. Per rendere l’idea con un’immagine abusata ma qui più che mai necessaria: la red room di Twin Peaks evacuata da ogni personaggio e un fermo su quel tendaggio rosso sangue, calato probabilmente a dissipare un banalissimo nulla, ma a cui piace pensare come foriero di un qualche perverso intrigo di provincia.

Sempre “Dolores” però allo stesso tempo impostava il discorso in una forma diversa, arrangiando  ogni elemento in maniera corale, ultimando il trapasso del quartetto da band fondamentalmente dark-ambient a jazz ensemble. Ancora come da tradizione Bohren, valida naturalmente anche per questo “Piano Nights”, i cambiamenti si configurano come alterazioni di umore impercettibili, conservando sempre al nocciolo l’impianto di base della ricetta: ballate lugubri per alienazioni notturne, severa colonna sonora per pellicole retrò, commento melanconico a metropoli bagnaticce. In altre parole, chi ha finora mal digerito i toni tetri e i movimenti in lentissimo dei Bohren, difficilmente cambierà opinione grazie a “Piano Nights”.

Eppure, se per certi versi “Piano Nights” si presenta indubbiamente come “il solito disco” dei B&DCOG, d’altra parte la differenza di carattere salta subito all’orecchio, più precisamente un’inedita leggerezza delle composizioni, un procedere garbato e meditabondo per frasi di vibrafono e chiose solitarie di sax. Più che oppressione, la parola chiave è ispirazione.
A dover selezionare una o più tracce dal lotto, probabilmente la scelta ricadrebbe sull’ampia, profondissima, “Ganz leise kommt die Nacht”, l’introverso blues di “Unrasiert”, e il lungo requiem di “Verloren”, performance che invidiano poco o nulla ai migliori episodi storici del collettivo.

Se è vero, insomma, che “Piano Nights” non sconvolge il modello assodato del quartetto, sarebbe difficile, per non dire ingiusto, liquidare il disco come una stanca fotocopia di una qualsiasi produzione precedente, tentazione che sarebbe giustificabile solo a un ascolto distratto e pregiudizioso. La vocazione noir di Gass e soci ha trovato la dimensione perfetta in cui lasciar fluire a braccio sciolto immagini e sentimenti, con l’oculatezza del mestiere ma non il vezzo del fine a se stesso.
Un altro, superbo, colpo di classe.

(12/02/2014)

  • Tracklist
  1. Im Rauch
  2. Bei rosatotem Licht
  3. Fahr zur Hölle
  4. Irrwege
  5. Ganz leise kommt die Nacht
  6. Segen ohne Wind
  7. Unrasiert
  8. Verloren (Alles)
  9. Komm zurück zu mir
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