Dry The River

Alarms In The Heart

2014 (Transgressive) | stadium-folk, alt-pop-rock

Considerati, almeno dopo “Shallow Bed”, un’alternativa più tamarra e meno commerciale ai Mumford And Sons, i Dry The River sono riusciti in questi anni a costruirsi una reputazione di band meno attenta all’immagine e dalle velleità decisamente più “elevate” dei cugini londinesi.
“Alarms In The Heart” rappresenta addirittura il tentativo di smarcarsi dalle nuove boy band in camicia a scacchi della Gran Bretagna per approdare a un sound più stratificato e a costruzioni più pretenziose, con l’aiuto di una pletora di produttori che hanno figliato i più grandi successi midstream inglesi degli ultimi anni in un caso (Charlie Hugall per Florence And The Machine, Ed Sheeran) e collaborato con mostri sacri della sponda scozzese nell’altro (Paul Savage per Mogwai e Franz Ferdinand). A questi si aggiungono Peter Miles di nuovo alla produzione e il guru islandese Valgeir Sigurðsson per gli arrangiamenti d’archi, inevitabile orpello al salto artistico della band.

Il risultato, "Alarms In The Heart", è un’accozzaglia di canzoni ipertrofiche e dalla scrittura confusa (tra lamenti e vociare non ci scappa neanche una melodia), una sorta di alter ego musicale di un blockbuster di Michael Bay: conta più il susseguirsi frenetico di effetti speciali della trama e dei personaggi.
Cliché dell’indie-rock di dieci anni fa (i Killers di “Hidden Hand” e “Rollerskate”), fiacchi mash-up folk-rock (“Med School”), lenti che sembrano prog tanto la melodia è da emicrania (“It Was Love That Laid Us Low”), con spezzoni in minore orchestrati solo per promettere progressioni vagamente “post”.

L’unico abbozzo di canzone è da ricercare in “Gethsemane”, più limpido esempio di folk-pop da stadio, con varie concessioni armoniche che, per una volta, paiono suggerire lo sviluppo emotivo del pezzo (la profondità rimane quella dei Mumford, comunque), e non peregrinazioni casuali per il pentagramma.
Il risultato finale è ulteriormente affossato dal contrasto tra questa impalcatura tronfia, appesantita da una certa muffosità di fondo, e l’esecuzione e il tono ostentatamente giovanile. Difficile fare di peggio.

(04/09/2014)

  • Tracklist
  1. Alarms in the Heart
  2. Hidden Hand
  3. Roman Candle
  4. Med School
  5. It Was Love That Laid Us Low
  6. Gethsemane
  7. Everlasting Light
  8. Rollerskate
  9. Vessel
  10. Hope Diamond
  11. [Husk – secret song]
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