Sawako

nu.it

2014 (Baskaru) | electroacoustic ambient, post-glitch

Nell'interessante roster delle artiste giapponesi dedite alla ricerca elettroacustica, Sawako Kato è senza dubbio quella che è riuscita a emergere e far parlare maggiormente di sé. Merito del suo “calore”, senza dubbio, totalmente contrapposto alla glaciale genialità di Moskitoo o alla fragile dolcezza di Gutevolk, ma anche a un'ottima capacità di vendere il proprio prodotto artistico anche a quella fetta di pubblico sempre pronta a storcere il naso in qualsiasi direzione possibile. Aleatoric music la chiama lei, azzardando un preciso riferimento metodico a Boulez e Xenakis (meno all'origine storica del termine), laddove è però il laptop a sostituirsi all'esecutore e lavorare per combinazione/evoluzione di elementi sonori.

Insomma, se qualcuno si è fermato pensando che questa descrizione da anni è raccolta nel concetto di process generating, roba su cui si lavora da almeno due decadi, avrà centrato il punto. Che Sawako abbia dalla sua un talento non comune nel dirigere la composizione di questi autentici puzzle in rotazione, concentrandosi sulla sostanza che li compone piuttosto che sulle forme da rappresentare, è però dato indubbio e a parlare per lei sono per lo meno “Hum” e “Bitter Sweet”, i due lavori regalati al catalogo 12k (non a caso il fiuto di Taylor Deupree è una delle poche certezze assolute che la musica ricordi). Forse i veri, autentici, meritevoli responsabili della stima incondizionata di cui l'artista di Tokyo gode oggi.

Sta di fatto che, a ben sei anni dal suo ultimo progetto in studio, questo nuovo “nu.it” va fondamentalmente a smentire gran parte delle peculiarità che avevano fatto la fortuna dei suoi predecessori. Per la prima volta, infatti, il nome di Sawako va associato a un disco freddo, calcolato al millimetro, tutta forma e poca sostanza, dove i laptop sembrano davvero viaggiare di algoritmo in algoritmo con il pilota automatico perennemente inserito.
Un disco su cui deve aver influito (negativamente, almeno per un certo verso) l'intensissima attività live dell'artista – ben tre le raccolte intitolate “Summer Tour” autoprodotte tra 2008 e 2013 – tanto da sembrare quasi un mix lavorato di appunti e campioni da usare durante le performance.

Il talento resta in ogni caso cristallino e immutato, tanto da garantire da solo la menzione d'onore alla distesa celeste di “F.light”, al dub silenzioso di “O.ver” e all'emblematico prologo di “Locus Of Everyday Life”, concentrato del meglio e del peggio dell'intero lavoro. A mancare quasi ovunque però sono le intuizioni in grado di fare la differenza, o anche solo in grado di rendere odissee oscure come “Nostal.noz”, “Nemumel” e “Piano Cote” qualcosa di più di spente e svogliate sonorizzazioni.
Poi c'è il passaggio jazzato di “Mind.ight”, forse l'unico tentativo di “governare” le macchine con risultato a dir poco pessimo, e infine un paio di eccezioni, individuabili nell'ottima nebulosa cosmica di “Pass.age” e della maestosa conclusione di “In.fini”. Due brani messi lì quasi per rassicurare chiunque, dopo sei anni, si fosse aspettato giustamente molto di più.

(18/09/2014)

  • Tracklist
  1. Locus Of Everyday Life
  2. Pass.age
  3. Nostal.noz
  4. Nemumel
  5. F.light
  6. Piano Cote
  7. O.ver
  8. Mind.ight
  9. In.fini
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