Silk Rhodes

Silk Rhodes

2014 (Stones Throw) | soul, funky, r'n'b

Inatteso e sensuale, il soul psichedelico dei Silk Rhodes è giunto purtroppo in ritardo, per far parte a tutto merito degli album più stimolanti dell’anno appena trascorso.
Ariel Pink, Al Green, D’angelo, i Delfonics, Sly & the Family Stone e Connan Mockasin sono dietro le quinte del progetto del duo di Baltimore: ovvero Sasha Desree e Michael Collins, un cantante e un produttore dotati di una buona dose di ironia e coraggio, che giravano per l’America, con la loro Honda CRV, suonando a tutto volume i loro geniali bignami di soul-funk in cerca di un posto dove fermarsi.
Non potevano trovare miglior luogo per le loro piacevoli nefandezze, se non nella label Stones Throw, che ospita già le prodezze di Mayer Hawthorne e Aloe Blacc.
La loro proposta è un post-soul, che parte dal lo-fi per trasferire in un impressionismo musicale tutte le migliori intuizioni della musica black, ma mai col tono calligrafico e poco convincente degli Har Mar Superstar, piuttosto con quella verve che Ariel Pink sfodera nei suoi momenti migliori.

Gli anni 70 sono il bersaglio delle loro brevi e sempre efficaci citazioni mnemoniche, il duo non espande mai un'idea lirica oltre i tre minuti e venti secondi (ad eccezione di “Personal Use”), spesso lasciando l’ascoltatore parzialmente deluso, ma i Silk Rhodes sono sinceri e ricchi di passione per la musica che evocano nei dodici bozzetti.
E’ molto divertente scoprire le citazioni palesi e quelle involontarie: c’è Herbie Hancock nell’apertura di “Intro” ma anche Sly Stone, o il Prince più funky in “Face 2 Face” (notare l’uso del numero come parola, alla Roger Nelson), e dietro il soul alla Al Green di “Realtime” si nasconde l’era soul-disco che stimolava il popolo bianco americano (sembra di ascoltare un demo degli Steely Dan).

I Silk Rhodes non disdegnano l’erotismo e la lascivia della black music anni 70, citano Chi-Lites, O ‘Jays e Stylistics nella sensuale “Group 1987”, e poi sfidano Temptations e Isaac Hayes sul terreno della ballata da puro orgasmo con “Barely New”.
Ci sono splendide intuizioni liriche che vengono appena abbozzate (la psichedelica “Horizon Line”) o troncate prima che il loro pathos s'impossessi completamente dell’ascoltatore. In quest’ultima categoria ricadono il philly sound privato di ritmo e beat di “This Painted Word” e la superba “Pains”, che come una melodia d’altri tempi (con echi dei Bee Gees) incanta e seduce, costringendo a un continuo repeat, soprattutto per l’esigua durata di quella semplice intuizione lirica che vorresti durasse all’infinito.

Ma i Silk Rhodes non vogliono sedurre, piuttosto vogliono esprimere tutta la loro ammirazione per il glorioso passato della musica soul e funky. Non è un caso che la ballad in odore di disco-soul “Hold Me Down” suoni come un ipotetico finale dell’album, Sasha e Michael infatti spingono l’acceleratore temporale e nelle successive ultime due tracce accennano le prime contaminazioni techno e house nella lunga (giusto quattro minuti e qualche secondo sia ben chiaro) “Personal Use”, e poi danno forma all’unica vera canzone completa e definita del lotto, ovvero “The System”, che mette insieme, in poche gradevoli note, passato e presente della black music.
"Silk Rhodes" (a proposito Rhodes sta per Fender Rhodes) è uno degli esordi più stimolanti e divertenti del revival soul-funky degli ultimi anni, sintonizzatevi.

(25/01/2015)



  • Tracklist
  1. Intro
  2. Pains
  3. Face 2 Face
  4. Laurie's Machine
  5. Realtime
  6. Barely New
  7. Horizon Line
  8. This Painted World
  9. Group 1987
  10. Hold Me Down
  11. Personal Use
  12. The System 
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