Le Silver Convention, nate in Germania e prodotte a tavolino dal discografico Michael Kunzer e dall’arrangiatore Sylvester Levay, passarono alla storia per l’enorme hit europeo “Fly Robin Fly” (1974), che si ballò dappertutto, persino nelle più scalcinate balere di casa nostra. Queste tre vocalist (Jaqueline Nemorin, Ramona Wulf e Linda Thompson) erano soprattutto tre ragazze da copertina. Il grosso del lavoro era svolto da abili sessionmen di studio, oltre ovviamente al team produttivo, autore di testi e musiche.
Sebbene la “euro disco” sia famosa per la struttura elettronica portante dei pezzi (si pensi a Moroder, a Cerrone, a Gino Soccioo a Dee D. Jackson), quella scritta appositamente per le Silver Convention era di uno stile decisamente soul e orchestrale, più americano che europeo. “Save Me”, oltre a essere il primo singolo di buon successo delle tre “gals”, è anche il titolo del loro primo album, dato alle stampe per la Jupiter nel 1975 e successivamente ristampato sia su Polydor che su Cbs, con copertine differenti.
Ciò che più colpisce in questo loro primo album (che è anche l’unico che vale la pena di possedere, dal loro catalogo) è la sobrietà negli arrangiamenti, che fanno pensare a delle Love Unlimited più scarne e meno romantiche. L’allegra title track introduce le danze già al terzo pezzo, dove troviamo la celebre “Fly Robin Fly”, con la sua ritmica minimale e concisa allo stesso tempo, il tutto condito da coretti suadenti e arrangiamenti d’effetto. “Tiger Baby” e “Chains Of Love” mostrano più di un debito verso i vecchi musical di Broadway.
Il soul in chiave minore di “Son Of A Gun” (non c’entrano nulla i Vaselines!) è caratterizzato dalla voce bassa di Jerry Rix, che imita quasi alla perfezione quella di Isaac Hayes. Ascoltando “Always Another Girl” pare di immaginare le Shangri-Las trasportate di sana pianta in un dancefloor stile “Saturday Night Fever”.
“Heart Of Stone” è un robusto funk stile Salsoul Orchestra, mentre l’unico episodio smaccatamente romatico (al limite dello sdolcinato, ma che forse sarebbe piaciuto a Gloria Gaynor) è posto in chiusura, “Please Don’t Change The Chord Of This Song”, il cui testo pare preso da una sceneggiatura di una telenovela brasiliana. La presente ristampa della Bbr (che, tra l’altro, è la prima ufficiale in assoluto) include anche due rarità, ovvero le due versioni estese (destinate ai dj dell’epoca) di “Fly Robin Fly” e “Tiger Baby”.
Il mastering a cura di Nick Robbins pure si fa apprezzare, così come le lunghe e ricche note scritte da Christian John Wilkane. Un disco da avere.
17/04/2014